Nella memoria verranno illustrati i principi dell’EBD e la loro applicazione nella progettazione. Il tema verrà trattato in rapporto alla progettazione di struttura ospedaliere. Infine saranno presentati casi di studio di letteratura tecnica ed esemplificazioni dell’autore.
Introduzione
Nel corso della storia dell’architettura le ispirazioni e le metodologie progettuali hanno privilegiato di volta in volta gli aspetti simbolici, quelli meramente formali e architettonici, gli aspetti funzionali e quelli distributivi, sviluppando i propri principi a fianco di un progressivo evolversi della tecnologia che ha permesso di mettere in evidenza un’espressività progettuale e costruttiva propria della cultura pro tempore a volte indulgendo esclusivamente nella spettacolarità.
Per contro la tecnologia a servizio della progettazione ha sviluppato anche un conformismo progettuale che procura danni incalcolabili riducendo il processo di progettazione ad un uso routinario ed inconsapevole dei mezzi informatici ed il progettista ad un operatore di software dei quali, spesso, egli stesso non ne conosce i processi logici.
Oggi si tende spesso a pensare alla progettazione come ad un processo automatico di semplice approccio ove l’atto creativo e pensante è demandato alla macchina, scordando che l’immettere dati entro un calcolatore e farglieli comunque processare porta spesso a soluzioni di tipo garbage-in-garbage-out, piuttosto che a risultati di consapevole espressione architettonica o ingegneristica.
L’Evidence Based Design

Forse non tutti i progettisti si sono mai chiesti con quale metodo arrivano a prendere una decisione in termini progettuali e se tale decisione ha un fondamento razionale o intuitivo e quale dei due approcci è preferibile.
Da una parte riscopriamo il modello deterministico secondo il quale tutto può essere previsto e organizzato dando una motivazione per ogni soluzione, all’altro estremo incontriamo un modello libero dove ogni decisione è più o meno arbitraria o comunque spontanea. Se la prima soluzione appare alquanto complessa e irrealistica la seconda quantomeno potrebbe essere intesa come un modo per evitare di prendere decisioni sulla base di condizioni al contorno che in ogni caso rappresentano la realtà.
Lo sviluppo progettuale può avvenire o mediante un processo di tipo “artistico”, attraverso fattori che coinvolgono sensazioni e visualizzazioni, od utilizzando un procedimento “scientifico”, che si basa su più solide argomentazioni di espressività architettonica o ingegneristica.
In termini metodologici possiamo affermare che se affrontiamo la progettazione su un piano “artistico” ci basiamo sull’intuizione e sull’esperienza mentre se preferiamo affrontare i problemi su base “scientifica” utilizziamo strumenti investigativi e di analisi. La metodologia “artistica” porta spesso a risultati soggettivi e personali, mentre un processo basato su strumenti più rigorosamente scientifici fa riferimento a mezzi di indagine che richiedono una quantificazione ed una misurazione delle problematiche e delle soluzioni.
In un processo progettuale è errato negare l’importanza dei fattori emozionali, relazionali ed estetici, benchè spesse volte possiamo constatare che l’esperienza e l’intuizione, basandosi su una serie di fattori incompleti nella conoscenza o distorti nell’esperienza, possono essere fuorvianti.
In realtà non si segue una metodologia in contrapposizione all’altra ma si passa dall’ una alla seconda in modo casuale secondo una personale predisposizione.
Abbiamo due estremi che comunque dovremmo evitare; da una parte il tipo di approccio deterministico, che sostiene che tutto può essere previsto prestabilendo tutte le opzioni di causa ed effetto, e dall’altra una progettazione le cui decisioni sono più o meno arbitrarie. Se la prima soluzione, estremizzando il paragone, è alquanto irrealistica, non da meno la seconda può essere intesa come un modo per evitare di affrontare realisticamente i problemi che la progettazione ci pone. Tra questi due estremi l’Evidence Based Design (EBD) rappresenta il giusto compromesso.
L’EBD è un termine mutuato dal mondo della medicina in cui per EBD si intende l’uso consapevole, prudente, ma senza compromessi, della migliore evidenza nell’esprimere una decisione nella cura di un paziente.
L’EBD non significa solo raccogliere più dati ed informazioni possibile, da utilizzare per una specifica attività, ma alimentare ogni decisione operativa con dati metabolizzati dalla personale esperienza lungo tutto il processo decisionale.
In altri termini si può essere il migliore ricercatore e studioso al mondo ma se non siamo in grado di metabolizzare i risultati delle ricerche e le teorizzazioni conseguite nel corso degli studi effettuati la nostra conoscenza influenzerà ben poco la nostra capacità progettuale.
Trasferendo quindi tale concetto dal campo medico a quello dell’ingegneria e dell’architettura constatiamo che l’obiettivo della progettazione è quello di prendere delle decisioni assumendo le responsabilità dei risultati, nella consapevolezza che per fare ciò è necessario avere delle solide basi di conoscenza ed un costante supporto di informazione. Dobbiamo essere consapevoli che non esiste alcun processo magico o comunque preconfenzionato che possa garantire il miglior risultato possibile, ma ugualmente non dobbiamo ritenere che, a qualsiasi livello di esperienza riteniamo di essere, possiamo progettare qualsiasi cosa ci venga in mente.
In buona sostanza esiste un salto di qualità tra la capacità di definizione delle esigenze (capacità di ricerca) e l’abilità di tradurre queste esigenze in buoni risultati progettuali.
Come colmare questo gap? La metodologia dell’EBD ci aiuta a costruire un processo di esplorazione e di sintesi in un approccio che oscilla tra la capacità di acquisire le più generali informazioni anche attraverso l’esperienza e sintetizzare le problematiche definendo nel particolare quanto acquisito mediante l’osservazione e la ricerca.
Possiamo assumere come definizione ufficiale per Evidence-Based Design quella riportata dal Center for Health Design (CHD) “L’EBD è il processo su cui basare ogni decisione riguardante l’ambiente costruito su una credibile attività di ricerca per ottenere i migliori risultati possibili”.
Come ulteriore chiarimento della definizione di EBD può essere assunto quello suggerito da Rosalyn Cama, Presidente del CHD, “EBD è un processo decisionale che inizia con l’analisi della migliore esemplificazione di evidenza derivante da un’organizzazione o da esperienze sul campo. Il processo di EBD individua suggerimenti comportamentali, organizzativi ed economici che, se finalizzati ad un ben preciso obiettivo progettuale, può essere ipotizzato come una soluzione ai problemi progettuali. EBD non fornisce soluzioni prescrittive ma è uno procedimento base a cui apportare conoscenza ed innovazione“.
In buona sostanza il processo di EBD coniuga una metodologia progettuale basata sull’etica professionale con la condivisione di esperienze siano esse di successo che fallimentari, in un’ideale comunanza di interscambio di idee ed esperienze.
Secondo i principi dell’EBD ogni attività progettuale non dovrebbe limitarsi all’analisi dei semplici dati empirici ma ad un più rigoroso processo progettuale che include:
- la revisione di una ricerca nell’ambito della letteratura tecnica di settore per individuare le più rilevanti esemplificazioni e raccomandazioni tecniche;
- la mediazione dei risultati delle ricerche effettuate con dati derivanti da esperienze dirette effettuate tramite visite presso realtà effettive, consultazioni con esperti della materia e gestori delle strutture che si intendono progettare;
- l’ipotizzare i possibili risultati derivanti dalle decisioni progettuali e descriverne i risultati.
L’EBD nella pogettazione ospedaliera
L’obiettivo principale dell’EBD è quello di creare ambienti ospedalieri che producano risultati in termini gestionali e ciò richiama l’obbligo di valutarne preventivamente la prestazione attesa.
Un’immediata conseguenza di una progettazione basata sull’EBD deve:
- aumentare la sicurezza, ridurre le infezioni, gli errori nelle cure, e l’affaticamento del personale sanitario;
- eliminare gli elementi di stress quali il rumore, fattore che tende a peggiorare le prestazioni mediche degli operatori, ed aumentare i fattori che producono “situazioni di soddisfazione” nello svolgimento della propria attività;
Le degenze
Lo studio appropriato delle camere di degenza è una delle problematiche su cui si è tanto argomentato e che viene considerato un elemento in grado di aumentare la sicurezza in termini di profilassi; una delle proposte fondamentali per raggiungere tale scopo consiste nel prevedere nella camera un’adeguata attrezzatura, quale ad esempio un lavamani e contenitori dedicati a disposizione del personale, per facilitare la messa a disposizione dei materiali che verrà utilizzato per le manovre e che l’operatore medico dovrà attuare sul paziente.
Un ulteriore elemento migliorativo in termini di sicurezza e comfort è la previsione di camere singole piuttosto che camere multiletto:
- le camere singole sono più facilmente ed efficacemente sanitizzabili rispetto a quelle pluriletto;
- la gestione dei ricambi d’aria, della qualità dell’aria e della sua circolazione all’interno delle camere è più facilmente attuabile nelle camere singole;
Un ulteriore elemento positivo che indirizza verso una scelta della camera singola, opportunamente progettata ed attrezzata, consiste nell’aumentare la sicurezza passiva del paziente mediante:
- camere letto singole con spazio per i familiari che possono contribuire all’assistenza del paziente;
- reparti di degenza attrezzati con postazioni infermieristiche decentralizzate in modo che ognuna possa servire un numero adeguato di pazienti e personalizzare l’assistenza da parte del personale di assistenza

La combinazione di camere singole attrezzate per avere il supporto assistenziale di familiari e una distribuzione decentralizzata di postazioni infermieristiche incrementa la possibilità di tenere sotto osservazione il paziente. Uno studio sulle cadute accidentali dei pazienti, effettuato presso il Methodist Hospital di Indianapolis, ha visto diminuire drasticamente tali incidenti. (Grafico 1)
Molti pazienti negli USA hanno dimostrato una generale preferenza per le camere singole (Press Ganey US national data, 1999-2002 – 4,5 milioni di pazienti); anche nell’UK i pazienti, dopo aver sperimentato la camera singola, hanno confermato la loro preferenza in tal senso (Lawson and Phiri, 2003).
L’orientamento ed i percorsi
L’eliminazione degli elementi di stress è un’altro dei temi su cui l’EBD ricerca soluzioni appropriate; gli ospedali sono in genere grandi strutture in cui i percorsi rappresentano una problematica non sempre risolta adeguatamente. L’orientamento all’interno di una struttura ospedaliera è un’esigenza che deve essere risolta in modo efficace, sia in relazione ai pazienti ed ai visitatori, sia in rapporto al personale.
Si è calcolato che in un ospedale il personale impiega circa 4500 ore per dare informazioni relative all’orientamento (C. Zimring, 1990 -professore di architettura e di psicologia dell’ambiente).
Curare l’ambiente rendendolo piacevole e accattivante riduce lo stress e facilita la guarigione apportando benefici in termini di :
- degenze più brevi;
- diminuzione della sensazione del dolore;
- minori complicanze;
- miglioramento della sensazione di benessere.
I costi
Uno degli aspetti più controversi nell’applicazione dei principi dell’EBD e delle soluzioni suggerite è la questione dei costi; è stato effettuato uno studio, noto come “The Fable Hospital“, che dimostra come il più alto costo iniziale viene compensato da un minor costo di gestione. Questo studio, pubblicato da Frontiers of Health Care Management, è ufficialmente conosciuto come “The Business Case for Better Buildings”.
Il gruppo di ricerca ha preso in esame casi in fase di realizzazione per determinare l’aumento dei costi quando viene utilizzata la metodologia ed i principi dell’EBD ed ha sviluppato un ipotetico caso di un ospedale di 300 posti letto denominato “The Fable Hospital“. I ricercatori hanno verificato che nel caso ipotizzzato si verifica un aumento dei costi di costruzione di circa $12 milioni.
Tuttavia nel corso del primo anno i costi di gestione e di conduzione dell’ospedale sono in grado di compensare l’iniziale aumento del costo di costruzione. Viene portato come esemplificazione il costo delle cadute accidentali che negli USA è stata stimata in $ 10.000,00 per ogni evento; l’utilizzo dei principi enunciati dall’EBD farebbe diminuire tali eventi dell’80%; tenendo conto che le cadute accidentali negli ospedali degli USA hanno un’incidenza del 3,5/1000 pazienti/giorno il risparmio globale risulta di circa $2,5 milioni all’anno.
Sarebbe irrazionale non spendere inizialmente di più per i miglioramenti derivanti dall’applicazione dei principi dell’EBD e subire i maggiori costi causati dagli incidenti, dagli errori operativi, e dal livellamento verso il basso delle prestazioni del personale medico ed infermieristico.
I recenti episodi occorsi in alcuni nostri ospedali ne sono l’evidente dimostrazione.
Egisto Grifa









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