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	<title>Professioni e Incontri Magazine</title>
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	<description>Periodico di approfondimento su Tecnologie, Normative, Sicurezza, Ambiente ed Energia</description>
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		<title>PI Magazine – Numero 3 Marzo 2011</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Apr 2011 01:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PI Magazine Staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[PI Magazine]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; uscito il terzo numero del PI Magazine, l&#8217;edizione di Marzo 2011, uscita il giorno del 150° Anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia, nel corso della settimana (nei giorni lavorativi) verranno pubblicati gli articoli presenti nell&#8217;edizione PDF con la possibilità di commenti e di discussione con gli autori degli articoli stessi, tornate sul sito a commentare e discutere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; uscito il terzo numero del <strong>PI Magazine</strong>, l&#8217;edizione di <strong>Marzo 2011</strong>, uscita il giorno del <strong>150° Anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia</strong>, nel corso della settimana <em>(nei giorni lavorativi)</em> verranno pubblicati gli articoli presenti nell&#8217;edizione PDF con la possibilità di commenti e di discussione con gli autori degli articoli stessi, tornate sul sito a commentare e discutere i temi presentati in questo numero&#8230;</p>
<p style="text-align: center;">
<div><object style="width: 600px; height: 425px;" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="100" height="100" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="menu" value="false" /><param name="src" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110316101634-d7b983f37f304fd39861090656fef2d4&amp;docName=pimagazine3&amp;username=enryweb&amp;loadingInfoText=Professione%20%26%20Incontri%20Magazine%20-%20n%203%C2%B0%20Marzo&amp;et=1300271418233&amp;er=32" /><param name="flashvars" value="mode=embed&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110316101634-d7b983f37f304fd39861090656fef2d4&amp;docName=pimagazine3&amp;username=enryweb&amp;loadingInfoText=Professione%20%26%20Incontri%20Magazine%20-%20n%203%C2%B0%20Marzo&amp;et=1300271418233&amp;er=32" /><embed style="width: 600px; height: 425px;" type="application/x-shockwave-flash" width="100" height="100" src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110316101634-d7b983f37f304fd39861090656fef2d4&amp;docName=pimagazine3&amp;username=enryweb&amp;loadingInfoText=Professione%20%26%20Incontri%20Magazine%20-%20n%203%C2%B0%20Marzo&amp;et=1300271418233&amp;er=32" flashvars="mode=embed&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110316101634-d7b983f37f304fd39861090656fef2d4&amp;docName=pimagazine3&amp;username=enryweb&amp;loadingInfoText=Professione%20%26%20Incontri%20Magazine%20-%20n%203%C2%B0%20Marzo&amp;et=1300271418233&amp;er=32" menu="false" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>SICUREZZA ALIMENTARE, CURA DIMAGRANTE PER LA BUROCRAZIA</title>
		<link>http://www.pimagazine.it/sicurezza-alimentare/04/06/sicurezza-alimentare-cura-dimagrante-per-la-burocrazia/</link>
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		<pubDate>Wed, 06 Apr 2011 18:27:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PI Magazine Staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sicurezza Alimentare]]></category>

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		<description><![CDATA[Con le nuove disposizioni regionali diventa più facile aprire e modificare l’attività
Le recenti disposizioni regionali emanate a seguito dellʼaccordo Stato-Regioni relative al Regolamento CE 852/2004 sullʼigiene dei prodotti alimentari prevedono alcune novità in tema di aperture o modifiche di attività alimentari; in particolare lʼoperatore commerciale può dare avvio allʼattività contestualmente alla presentazione delle notifica (accompagnata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_530" class="wp-caption alignleft" style="width: 176px"><a href="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/04/Schermata-2011-04-06-a-20.24.31.png"><img class="size-full wp-image-530 " title="Marino Balma" src="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/04/Schermata-2011-04-06-a-20.24.31.png" alt="Marino Balma" width="166" height="142" /></a><p class="wp-caption-text">Marino Balma</p></div>
<p><strong>Con le nuove disposizioni regionali diventa più facile aprire e modificare l’attività</strong></p>
<p><em>Le recenti disposizioni regionali emanate a seguito dellʼaccordo Stato-Regioni relative al Regolamento CE 852/2004 sullʼigiene dei prodotti alimentari prevedono alcune novità in tema di aperture o modifiche di attività alimentari; in particolare lʼoperatore commerciale può dare avvio allʼattività contestualmente alla presentazione delle notifica (accompagnata almeno da una relazione tecnica e da una planimetria dei locali) alla ASL competente per territorio</em>.</p>
<p>La garanzia di assenza di pericoli collegati agli alimenti, nota come sicurezza alimentare, rappresenta uno degli obiettivi della prevenzione delle politiche sanitarie Europee. Il DLgs 193/2007, in attuazione e a riferimento della norma comunitaria, ha individuato i 3 livelli dellʼautorità competente a garanzia della sicurezza alimentare (Ministero, Regioni e ASL).</p>
<p><span id="more-529"></span>In Piemonte il livello regionale è articolato in due Settori della Direzione Sanità:</p>
<ul>
<li>Settore Prevenzione Veterinaria, che coordina le attività riconducibili alle aree specialistiche di sanità animale, ispezione e controllo degli alimenti e di igiene delle produzioni zootecniche delle ASL;</li>
<li>Settore Promozione della Salute e Interventi di Prevenzione individuale e collettiva, che coordina le attività riconducibili ai Servizi di Igiene degli Alimenti e della Nutrizione (SIAN).</li>
</ul>
<div id="attachment_531" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/04/Schermata-2011-04-06-a-20.24.41.png"><img class="size-medium wp-image-531" title="Sicurezza Alimentare" src="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/04/Schermata-2011-04-06-a-20.24.41-300x206.png" alt="Sicurezza Alimentare" width="300" height="206" /></a><p class="wp-caption-text">Sicurezza Alimentare</p></div>
<p>I due Settori hanno funzioni di programmazione, indirizzo tecnico, coordinamento e verifica dellʼattività svolta da tutte le ASL Piemontesi.</p>
<p>Se andiamo ad analizzare i dati del territorio regionale, per quanto riguarda gli alimenti di origine animale, sono presenti circa 46.000 allevamenti	registrati, che fanno includere il Piemonte fra le quattro regioni a più alta densità zootecnica, invece per quanto riguarda gli alimenti di origine vegetale e le altre attività di competenza dei servizi SIAN, sono presenti circa 12.000 imprese di produzione, 16.000 imprese di distribuzione tra supermercati e piccoli negozi, 29.000 imprese di ristorazione pubblica e collettiva (bar, ristoranti, mense aziendali, scolastiche e ospedaliere) a queste imprese vanno aggiunte le circa 40.000 imprese di produzione primaria.</p>
<p>Le recenti indicazioni operative emanate dalla Regione Piemonte (D.G.R. n.211278) riguardanti lʼattuazione dellʼaccordo Stato-Regioni per lʼapplicazione del regolamento CE/852/2004 hanno apportato notevoli modifiche in tema di igiene dei prodotti alimentari semplificando le modalità di attivazione (notifica) di una nuova attività alimentare da parte dellʼOperatore del Settore Alimentare (OSA) introducendo, tra lʼaltro, due sostanziali novità:</p>
<ol>
<li>lʼeliminazione della domanda di inizio attività (DIA) differita, che consente allʼoperatore commerciale di poter dare avvio allʼattività contestualmente alla presentazione della notifica ai fini della registrazione;</li>
<li>lʼeliminazione del preliminare passaggio dellʼistruttoria ai Comuni e la conseguente presentazione delle notifiche direttamente allʼASL territorialmente compente;</li>
</ol>
<p>pertanto gli operatori del settore alimentare che vogliono attivare una nuova attività o apportare variazioni ai locali già in uso, non devono più attendere i 30 giorni. Lʼattivazione avviene quindi contestualmente alla presentazione della notifica. A seguito della presentazione della notifica non è prevista lʼemissione di uno specifico atto autorizzativo, ma è necessario che lʼimpresa alimentare conservi copia della notifica riportante la data e il protocollo di ricevimento dellʼASL. Presupposto della notifica è che al momento della presentazione, lʼesercizio, possieda i requisiti dʼigiene previsti dalla normativa comunitaria e dalle eventuali norme nazionali e regionali.</p>
<p>Successivamente il personale ispettivo ASL in sede di controllo ufficiale valuterà le misure adottate dallʼoperatore del settore alimentare, al fine di garantire il mantenimento della conformità alle norme vigenti degli alimenti prodotti o commercializzati, nonché la rispondenza di quanto autocertificato nella notifica e nella dichiarazione del possesso dei requisiti igienico-sanitari previsti dal Regolamento CE 852/2004.</p>
<p>In conclusione posiamo dire che queste novità impegnano sempre di più lʼimpresa ad assumersi pienamente coscienza del ruolo di responsabile diretto della salubrità delle produzioni alimentari commercializzate. Risulta quindi fondamentale una corretta analisi del rischio su tutta la filiera produttiva per poter definire le necessarie misure preventive.</p>
<p><strong><em>Marino Balma Tecnico della Prevenzione</em></strong></p>
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		<title>Progettare l’esperienza: il perché dell&#8217;Evidence &#8211; Based Design (EBD)</title>
		<link>http://www.pimagazine.it/approfondimenti-architettonici/04/06/progettare-l%e2%80%99esperienza-il-perche-dellevidence-based-design-ebd/</link>
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		<pubDate>Wed, 06 Apr 2011 18:18:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PI Magazine Staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti Architettonici]]></category>
		<category><![CDATA[Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[EBD]]></category>
		<category><![CDATA[Ospe]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
Nella memoria verranno illustrati i principi dell&#8217;EBD e la loro applicazione nella progettazione. Il tema verrà trattato in rapporto alla progettazione di struttura ospedaliere. Infine saranno presentati casi di studio di letteratura tecnica ed esemplificazioni dell&#8217;autore.
Introduzione
Nel corso della storia dell&#8217;architettura le ispirazioni e le metodologie progettuali hanno privilegiato di volta in volta gli aspetti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em> </em></strong></p>
<div id="attachment_316" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2010/07/Egisto_Grifa.jpg"><img class="size-full wp-image-316" title="Ing. Egisto Grifa" src="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2010/07/Egisto_Grifa.jpg" alt="Ing. Egisto Grifa" width="150" height="134" /></a><p class="wp-caption-text">Ing. Egisto Grifa</p></div>
<p>Nella memoria verranno illustrati i principi dell&#8217;EBD e la loro applicazione nella progettazione. Il tema verrà trattato in rapporto alla progettazione di struttura ospedaliere. Infine saranno presentati casi di studio di letteratura tecnica ed esemplificazioni dell&#8217;autore.</p>
<p><strong>Introduzione</strong></p>
<p>Nel corso della storia dell&#8217;architettura le ispirazioni e le metodologie progettuali hanno privilegiato di volta in volta gli aspetti simbolici, quelli meramente formali e architettonici, gli aspetti funzionali e quelli distributivi, sviluppando i propri principi a fianco di un progressivo evolversi della tecnologia che ha permesso di mettere in evidenza un&#8217;espressività progettuale e costruttiva propria della cultura pro tempore a volte indulgendo esclusivamente nella spettacolarità.</p>
<p>Per contro la tecnologia a servizio della progettazione ha sviluppato anche un conformismo progettuale che procura danni incalcolabili riducendo il processo di progettazione ad un uso routinario ed inconsapevole dei mezzi informatici ed il progettista ad un operatore di software dei quali, spesso, egli stesso non ne conosce i processi logici.</p>
<p>Oggi si tende spesso a pensare alla progettazione come ad un processo automatico di semplice approccio ove l&#8217;atto creativo e pensante è demandato alla macchina, scordando che l&#8217;immettere dati entro un calcolatore e farglieli comunque processare porta spesso a soluzioni di tipo <em>garbage-in-garbage-out</em>, piuttosto che a risultati di consapevole espressione architettonica o ingegneristica.</p>
<p><span id="more-514"></span></p>
<p><strong>L&#8217;Evidence Based Design</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter" src="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/04/Schermata-2011-04-06-a-20.08.04.png" alt="" width="478" height="345" /></strong></p>
<p>Forse non tutti i progettisti si sono mai chiesti con quale metodo arrivano a prendere una decisione in termini progettuali e se tale decisione ha un fondamento razionale o intuitivo e quale dei due approcci è preferibile.</p>
<p>Da una parte riscopriamo il modello deterministico secondo il quale tutto può essere previsto e organizzato dando una motivazione per ogni soluzione, all&#8217;altro estremo incontriamo un modello libero dove ogni decisione è più o meno arbitraria o comunque spontanea. Se la prima soluzione appare alquanto complessa e irrealistica la seconda quantomeno potrebbe essere intesa come un modo per evitare di prendere decisioni sulla base di condizioni al contorno che in ogni caso rappresentano la realtà.</p>
<p>Lo sviluppo progettuale può avvenire o mediante un processo di tipo &#8220;artistico&#8221;, attraverso fattori che coinvolgono sensazioni e visualizzazioni, od utilizzando un procedimento &#8220;scientifico&#8221;, che si basa su più solide argomentazioni di espressività architettonica o ingegneristica.</p>
<p>In termini metodologici possiamo affermare che se affrontiamo la progettazione su un piano &#8220;artistico&#8221; ci basiamo sull&#8217;intuizione e sull&#8217;esperienza mentre se preferiamo affrontare i problemi su base &#8220;scientifica&#8221; utilizziamo strumenti investigativi e di analisi. La metodologia &#8220;artistica&#8221; porta spesso a risultati soggettivi e personali, mentre un processo basato su strumenti più rigorosamente scientifici fa riferimento a mezzi di indagine che richiedono una quantificazione ed una misurazione delle problematiche e delle soluzioni.</p>
<p>In un processo progettuale è errato negare l&#8217;importanza dei fattori emozionali, relazionali ed estetici, benchè spesse volte possiamo constatare che l&#8217;esperienza e l&#8217;intuizione, basandosi su una serie di fattori incompleti nella conoscenza o distorti nell&#8217;esperienza, possono essere fuorvianti.</p>
<p>In realtà non si segue una metodologia in contrapposizione all&#8217;altra ma si passa dall&#8217; una alla seconda in modo casuale secondo una personale predisposizione.</p>
<p>Abbiamo due estremi che comunque dovremmo evitare; da una parte il tipo di approccio deterministico, che sostiene che tutto può essere previsto prestabilendo tutte le opzioni di causa ed effetto, e dall&#8217;altra una progettazione le cui decisioni sono più o meno arbitrarie. Se la prima soluzione, estremizzando il paragone, è alquanto irrealistica, non da meno la seconda può essere intesa come un modo per evitare di affrontare realisticamente i problemi che la progettazione ci pone. Tra questi due estremi <strong>l&#8217;Evidence Based Design (EBD) </strong>rappresenta il giusto compromesso.</p>
<p>L&#8217;<strong>EBD </strong>è un termine mutuato dal mondo della medicina in cui per EBD si intende l&#8217;uso consapevole, prudente, ma senza compromessi, della migliore evidenza nell&#8217;esprimere una decisione nella cura di un paziente.</p>
<p>L&#8217;EBD non significa solo raccogliere più dati ed informazioni possibile, da utilizzare per una specifica attività, ma alimentare ogni decisione operativa con dati metabolizzati dalla personale esperienza lungo tutto il processo decisionale.</p>
<p>In altri termini si può essere il migliore ricercatore e studioso al mondo ma se non siamo in grado di metabolizzare i risultati delle ricerche e le teorizzazioni conseguite nel corso degli studi effettuati la nostra conoscenza influenzerà ben poco la nostra capacità progettuale.</p>
<p>Trasferendo quindi tale concetto dal campo medico a quello dell&#8217;ingegneria e dell&#8217;architettura constatiamo che l&#8217;obiettivo della progettazione è quello di prendere delle decisioni assumendo le responsabilità dei risultati, nella consapevolezza che per fare ciò è necessario avere delle solide basi di conoscenza ed un costante supporto di informazione. Dobbiamo essere consapevoli che non esiste alcun processo magico o comunque preconfenzionato che possa garantire il miglior risultato possibile, ma ugualmente non dobbiamo ritenere che, a qualsiasi livello di esperienza riteniamo di essere, possiamo progettare qualsiasi cosa ci venga in mente.</p>
<p>In buona sostanza esiste un salto di qualità tra la capacità di definizione delle esigenze (capacità di ricerca) e l&#8217;abilità di tradurre queste esigenze in buoni risultati progettuali.</p>
<p>Come colmare questo <em>gap</em>? La metodologia dell&#8217;EBD ci aiuta a costruire un processo di esplorazione e di sintesi in un approccio che oscilla tra la capacità di acquisire le più generali informazioni anche attraverso l&#8217;esperienza e sintetizzare le problematiche definendo nel particolare quanto acquisito mediante l&#8217;osservazione e la ricerca.</p>
<p>Possiamo assumere come definizione ufficiale per <strong>Evidence-Based Design </strong>quella riportata dal <strong>Center for Health Design (CHD) </strong><em>&#8220;L&#8217;EBD è il processo su </em><em>cui basare ogni decisione riguardante l&#8217;ambiente costruito su una credibile attività di ricerca per ottenere i migliori risultati possibili&#8221;.</em></p>
<p>Come ulteriore chiarimento della definizione di EBD può essere assunto quello suggerito da <strong>Rosalyn Cama</strong>, Presidente del CHD, &#8220;<em>EBD è un processo decisionale che inizia con l&#8217;analisi della migliore esemplificazione di evidenza derivante da un&#8217;organizzazione o da esperienze sul campo. Il processo di EBD individua suggerimenti comportamentali, organizzativi ed economici che, se finalizzati ad un ben preciso obiettivo progettuale, può essere ipotizzato come una soluzione ai problemi progettuali. EBD non fornisce soluzioni prescrittive ma è uno procedimento base a cui apportare conoscenza ed innovazione</em>&#8220;.</p>
<p>In buona sostanza il processo di EBD coniuga una metodologia progettuale basata sull&#8217;etica professionale con la condivisione di esperienze siano esse di successo che fallimentari, in un&#8217;ideale comunanza di interscambio di idee ed esperienze.</p>
<p>Secondo i principi dell&#8217;EBD ogni attività progettuale non dovrebbe limitarsi all&#8217;analisi dei semplici dati empirici ma ad un più rigoroso processo progettuale che include:</p>
<p>- la revisione di una ricerca nell&#8217;ambito della letteratura tecnica di settore per individuare le più rilevanti esemplificazioni e raccomandazioni tecniche;</p>
<p>- la mediazione dei risultati delle ricerche effettuate con dati derivanti da esperienze dirette effettuate tramite visite presso realtà effettive, consultazioni con esperti della materia e gestori delle strutture che si intendono progettare;</p>
<p>- l&#8217;ipotizzare i possibili risultati derivanti dalle decisioni progettuali e descriverne i risultati.</p>
<p><strong>L&#8217;EBD nella pogettazione ospedaliera </strong></p>
<p><strong> </strong>L&#8217;obiettivo principale dell&#8217;EBD è quello di creare ambienti ospedalieri che producano risultati in termini gestionali e ciò richiama l&#8217;obbligo di valutarne preventivamente la prestazione attesa.</p>
<p>Un&#8217;immediata conseguenza di una progettazione basata sull&#8217;EBD deve:</p>
<p>- aumentare la sicurezza, ridurre le infezioni, gli errori nelle cure, e l&#8217;affaticamento del personale sanitario;</p>
<p>- eliminare gli elementi di stress quali il rumore, fattore che tende a peggiorare le prestazioni mediche degli operatori, ed aumentare i fattori che producono &#8220;situazioni di soddisfazione&#8221; nello svolgimento della propria attività;</p>
<p><strong>Le degenze</strong></p>
<p>Lo studio appropriato delle camere di degenza è una delle problematiche su cui si è tanto argomentato e che viene considerato un elemento in grado di aumentare la sicurezza in termini di profilassi; una delle proposte fondamentali per raggiungere tale scopo consiste nel prevedere nella camera un&#8217;adeguata attrezzatura, quale ad esempio un lavamani e contenitori dedicati a disposizione del personale, per facilitare la messa a disposizione dei materiali che verrà utilizzato per le manovre e che l&#8217;operatore medico dovrà attuare sul paziente.</p>
<p>Un ulteriore elemento migliorativo in termini di sicurezza e comfort è la previsione di camere singole piuttosto che camere multiletto:</p>
<p>- le camere singole sono più facilmente ed efficacemente sanitizzabili rispetto a quelle pluriletto;</p>
<p>- la gestione dei ricambi d&#8217;aria, della qualità dell&#8217;aria e della sua circolazione all&#8217;interno delle camere è più facilmente attuabile nelle camere singole;</p>
<p>Un ulteriore elemento positivo che indirizza verso una scelta della camera singola, opportunamente progettata ed attrezzata, consiste nell&#8217;aumentare la sicurezza passiva del paziente mediante:</p>
<p>- camere letto singole con spazio per i familiari che possono contribuire all&#8217;assistenza del paziente;</p>
<p>- reparti di degenza attrezzati con postazioni infermieristiche decentralizzate in modo che ognuna possa servire un numero adeguato di pazienti e personalizzare l&#8217;assistenza da parte del personale di assistenza</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-516" src="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/04/Schermata-2011-04-06-a-20.07.42.png" alt="" width="376" height="315" /></p>
<p>La combinazione di camere singole attrezzate per avere il supporto assistenziale di familiari e una distribuzione decentralizzata di postazioni infermieristiche incrementa la possibilità di tenere sotto osservazione il paziente. Uno studio sulle cadute accidentali dei pazienti, effettuato presso il Methodist Hospital di Indianapolis, ha visto diminuire drasticamente tali incidenti. (Grafico 1)</p>
<p>Molti pazienti negli USA hanno dimostrato una generale preferenza per le camere singole (Press Ganey US national data, 1999-2002 &#8211; 4,5 milioni di pazienti); anche nell&#8217;UK i pazienti, dopo aver sperimentato la camera singola, hanno confermato la loro preferenza in tal senso (Lawson and Phiri, 2003).</p>
<p><strong>L&#8217;orientamento ed i percorsi</strong></p>
<p>L&#8217;eliminazione degli elementi di stress è un&#8217;altro dei temi su cui l&#8217;EBD ricerca soluzioni appropriate; gli ospedali sono in genere grandi strutture in cui i percorsi rappresentano una problematica non sempre risolta adeguatamente. L&#8217;orientamento all&#8217;interno di una struttura ospedaliera è un&#8217;esigenza che deve essere risolta in modo efficace, sia in relazione ai pazienti ed ai visitatori, sia in rapporto al personale.</p>
<p>Si è calcolato che in un ospedale il personale impiega circa 4500 ore per dare informazioni relative all&#8217;orientamento (C. Zimring, 1990 -professore di architettura e di psicologia dell&#8217;ambiente).</p>
<p>Curare l&#8217;ambiente rendendolo piacevole e accattivante riduce lo stress e facilita la guarigione apportando benefici in termini di :</p>
<ul>
<li> degenze più brevi;</li>
<li>diminuzione della sensazione del dolore;</li>
<li>minori complicanze;</li>
<li>miglioramento della sensazione di benessere.</li>
</ul>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/04/Schermata-2011-04-06-a-20.07.52.png"><img class="alignnone size-full wp-image-517" src="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/04/Schermata-2011-04-06-a-20.07.52.png" alt="" width="599" height="254" /></a></p>
<p><strong>I costi</strong></p>
<p>Uno degli aspetti più controversi nell&#8217;applicazione dei principi dell&#8217;EBD e delle soluzioni suggerite è la questione dei costi; è stato effettuato uno studio, noto come &#8220;<em>The Fable Hospital</em>&#8220;, che dimostra come il più alto costo iniziale viene compensato da un minor costo di gestione. Questo studio, pubblicato da <em>Frontiers of Health Care Managem</em>ent, è ufficialmente conosciuto come &#8220;<em>The Business Case for Better Buildings&#8221;</em>.</p>
<p>Il gruppo di ricerca ha preso in esame casi in fase di realizzazione per determinare l&#8217;aumento dei costi quando viene utilizzata la metodologia ed i principi dell&#8217;EBD ed ha sviluppato un ipotetico caso di un ospedale di 300 posti letto denominato &#8220;<em>The Fable Hospital</em>&#8220;. I ricercatori hanno verificato che nel caso ipotizzzato si verifica un aumento dei costi di costruzione di circa $12 milioni.</p>
<p>Tuttavia nel corso del primo anno i costi di gestione e di conduzione dell&#8217;ospedale sono in grado di compensare l&#8217;iniziale aumento del costo di costruzione. Viene portato come esemplificazione il costo delle cadute accidentali che negli USA è stata stimata in $ 10.000,00 per ogni evento; l&#8217;utilizzo dei principi enunciati dall&#8217;EBD farebbe diminuire tali eventi dell&#8217;80%; tenendo conto che le cadute accidentali negli ospedali degli USA hanno un&#8217;incidenza del 3,5/1000 pazienti/giorno il risparmio globale risulta di circa $2,5 milioni all&#8217;anno.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/04/Schermata-2011-04-06-a-20.08.17.png"><img class="alignnone size-full wp-image-520" src="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/04/Schermata-2011-04-06-a-20.08.17.png" alt="" width="573" height="265" /></a></p>
<p>Sarebbe irrazionale non spendere inizialmente di più per i miglioramenti derivanti dall&#8217;applicazione dei principi dell&#8217;EBD e subire i maggiori costi causati dagli incidenti, dagli errori operativi, e dal livellamento verso il basso delle prestazioni del personale medico ed infermieristico.</p>
<p>I recenti episodi occorsi in alcuni nostri ospedali ne sono l&#8217;evidente dimostrazione.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/04/Schermata-2011-04-06-a-20.08.45.png"><img class="alignnone size-full wp-image-521" src="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/04/Schermata-2011-04-06-a-20.08.45.png" alt="" width="583" height="221" /></a></p>
<p><strong>Egisto Grifa</strong></p>
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		<title>COSTRUIRE SICURI</title>
		<link>http://www.pimagazine.it/prevenzione-e-sicurezza/04/04/costruire-sicuri/</link>
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		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 07:59:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PI Magazine Staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prevenzione e Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Picco]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza nella costruzione]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
La sicurezza nella costruzione delle strutture in c.a.p.
Analisi e dettaglio normativo
Parte 1°. (Lʼuso dei DPI, le linee vita, le reti anticaduta, la Circolare del Ministero del Lavoro 13/82 e l&#8217;interazione con il POS)
La costruzione di una struttura in c.a.p. posizionamento e montaggio plinti, pilastri, tamponamenti perimetrali, tegoli di copertura ecc., prevede dei sistemi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_500" class="wp-caption alignleft" style="width: 131px"><a href="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/04/Paolo-Picco.png"><img class="size-full wp-image-500" title="Paolo Picco" src="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/04/Paolo-Picco.png" alt="Paolo Picco" width="121" height="157" /></a><p class="wp-caption-text">Paolo Picco</p></div>
<p>La sicurezza nella costruzione delle strutture in c.a.p.<br />
Analisi e dettaglio normativo</p>
<p><strong>P</strong><strong>arte 1°. (Lʼuso dei DPI, le linee vita, le reti anticaduta, la Circolare del Ministero del Lavoro 13/82 e l&#8217;interazione con il POS)</strong></p>
<p>La costruzione di una struttura in c.a.p. posizionamento e montaggio plinti, pilastri, tamponamenti perimetrali, tegoli di copertura ecc., prevede dei sistemi di costruzione decisamente diversi dalla classica struttura tradizionale, rendendo a volte impossibile, in alcune fasi lavorative lʼutilizzo di ponteggi od altre opere provvisionali.</p>
<p>Le vigenti norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro in edilizia disciplinano gli apprestamenti contro il rischio di caduta dallʼalto dei lavoratori. Questi sistemi garantiscono la sicurezza dei lavoratori nei lavori in altezza.</p>
<p><span id="more-493"></span></p>
<div id="attachment_496" class="wp-caption alignleft" style="width: 314px"><a href="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/04/linee-vita.png"><img class="size-full wp-image-496" title="Linee vita" src="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/04/linee-vita.png" alt="Linee vita" width="304" height="137" /></a><p class="wp-caption-text">Linee vita</p></div>
<p>La normativa ammette la possibilità di utilizzare mezzi diversi dalle opere provvisionali quando le stesse non possano essere utilizzate (es. linee vita (f.1), reti anticaduta.</p>
<p>Fondamentale risulta quindi lʼutilizzo di idonei dispositivi di protezione individuale che collegati a sistemi appositamente studiati garantiscono la sicurezza dell&#8217;addetto durante il lavoro. Il D.Lgs 81/08 colloca i DPI nel Titolo III capo II. E&#8217; pertanto fondamentale capire ed individuare che cosa è un DPI. L&#8217;art. 74 del citato Decreto Legislativo, chiarisce in modo univoco cosa e un Dispositivo di Protezione Individuale ovvero “<em>qualsiasi attrezzatura </em><em>destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o piu&#8217; rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonche&#8217; ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo”</em>.</p>
<div id="attachment_497" class="wp-caption alignright" style="width: 158px"><a href="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/04/Imbracature-sicurezza.png"><img class="size-full wp-image-497" title="Imbracature sicurezza" src="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/04/Imbracature-sicurezza.png" alt="Imbracature sicurezza" width="148" height="202" /></a><p class="wp-caption-text">Imbracature sicurezza</p></div>
<p>Rientrano pertanto in tale indicazione le imbracature di sicurezza (f.2) e relativi accessori per vincolarsi a parti stabili (cordini con dissipatori, moschettoni ecc.). Ma quando occorre passare dallʼutilizzo dei sistemi di protezione collettiva ai DPI?</p>
<p>In risposta a tale domanda lʼart. 75 così recita ”<em>I DPI devono essere impiegati quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente ridotti da misure tecniche di prevenzione, da mezzi di protezione collettiva, da misure, metodi o procedimenti di riorganizzazione del lavoro”</em>. Pertanto trovano la giusta collocazione in tali fasi lavorative lʼimpiego ed il relativo utilizzo delle linee vita e di tutti quei sistemi che permettono al lavoratore, vincolato in quota, di poter lavorare in tutta sicurezza.</p>
<p>Inoltre in merito al rischio di caduta dallʼalto lʼart. 115 (Sistemi di protezione contro le cadute dallʼalto) del D.Lgs 81/2008 e s.m.i. và a puntualizzare che qualora non siano attuate delle misure di protezione collettiva è necessario che i lavoratori utilizzino idonei sistemi di protezione, idonei per lʼuso specifico composti da diversi elementi, non necessariamente presenti contemporaneamente quali assorbitori di energia, connettori, dispositivo di ancoraggio, cordini, dispositivi retrattili, guide o linee vita flessibili, guide o linee vita rigide, imbracature di sicurezza.</p>
<p>Che tipologie di linee vita pertanto vengono di norma utilizzate nella costruzione delle strutture in c.a.p.?</p>
<p>Il nostro riferimento tecnico risulta essere la UNI EN 795 “Dispositivi di ancoraggio” che costituisce il recepimento, in lingua italiana, della EN 795 (edizione luglio 1996) e dellʼaggiornamento A1 (edizione ottobre 2000). Tale norma specifica i requisiti, i metodi di prova, le istruzioni per l&#8217;uso e la marcatura di dispositivi di ancoraggio progettati esclusivamente per l&#8217;uso con dispositivi di protezione individuale contro le cadute dall&#8217;alto.</p>
<p>La UNI EN 795 suddivide i sistemi di sicurezza da applicare nelle varie situazioni lavorative, in più classi. Le linee vita che trovano applicazione nel montaggio delle strutture in c.a.p. risultano essere quelle in classe B (dispositivi di ancoraggio provvisori portatili linee vita trasportabili in fettuccia tessile/corda o cavo in acciaio) solo in alcune e limitate fasi lavorative, mentre nella maggior parte dei casi vengono utilizzate le linee vita in classe C (dispositivi di ancoraggio che utilizzano linee di ancoraggio flessibili orizzontali) ovvero linee che deviano dall&#8217;orizzontale per non più di 15° (posizionate su travi, capriate ecc.).</p>
<div id="attachment_498" class="wp-caption alignleft" style="width: 262px"><a href="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/04/sistema-sicurezza.png"><img class="size-full wp-image-498" title="Sistema sicurezza" src="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/04/sistema-sicurezza.png" alt="Sistema sicurezza" width="252" height="370" /></a><p class="wp-caption-text">Sistema sicurezza</p></div>
<p>Il costruttore di tale sistema anticaduta deve pertanto certificare il complesso (pali, boccole di innesto, cavo, tenditori). Non si può pertanto improvvisare (f.3) un sistema di sicurezza similare, ma occorre progettarlo con cura, per evitare seri danni allʼutilizzatore finale in caso di caduta dallʼalto.</p>
<p>Alternativa all&#8217;utilizzo delle linee vita risultano essere le reti anticaduta (f.4). Lʼutilizzo delle reti consente di garantire lʼottemperanza allʼ art. 111 del D.Lgs 81/2998, in merito allʼuso di opere provvisionali o precauzioni o attrezzature atte ad eliminare il pericolo di caduta dallʼalto nei lavori che vengono eseguiti ad una altezza superiore ai due metri. Perché lʼuso delle reti si possa considerare una protezione adeguata, la loro messa in opera deve risultare facile e agevole. Per garantire la tenuta delle reti le stesse dovranno essere ancorate alla struttura in modo adeguato, dovrà essere valutata lʼestensione massima della stessa ed il tipo di ancoraggio utilizzato (indicato dal costruttore e dagli schemi di montaggio).</p>
<p>Articolo 111 Obblighi del datore di lavoro nell’uso di attrezzature per lavori in quota <em>1. Il datore di lavoro, nei casi in cui i lavori temporanei in quota non possono essere eseguiti in condizioni di sicurezza e in condizioni ergonomiche adeguate a partire da un luogo adatto allo scopo, sceglie le attrezzature di lavoro più idonee a garantire e mantenere condizioni di lavoro sicure, in conformità ai seguenti criteri:</em></p>
<p><em>a) priorità alle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di </em><em>protezione individuale;<br />
b) dimensioni delle attrezzature di la</em><em>voro confacenti alla natura dei lavori da eseguire, alle sollecitazioni prevedibili e ad una circolazione priva di rischi.</em></p>
<p><em>[...] 5. Il datore di lavoro, in relazione al tipo di attrezzature di lavoro adottate in base ai commi precedenti, individua le misure atte a minimizzare i rischi per i lavoratori, insiti nelle attrezzature in questione, prevedendo, ove necessario, l’installazione di dispositivi di protezione contro le cadute.</em></p>
<div id="attachment_499" class="wp-caption aligncenter" style="width: 416px"><a href="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/04/Rete-Anticaduta.png"><img class="size-full wp-image-499" title="Rete Anticaduta" src="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/04/Rete-Anticaduta.png" alt="Rete Anticaduta" width="406" height="245" /></a><p class="wp-caption-text">Rete Anticaduta</p></div>
<p>Occorre puntualizzare che lʼutilizzo delle reti anticaduta nel montaggio delle strutture in c.a.p. trova scarsa applicazione, mentre viene utilizzata nel montaggio di strutture metalliche.</p>
<p>Che riferimenti tecnici o accorgimenti occorre mettere in atto al fine di allestire correttamente un cantiere con tali caratteristiche? Il riferimento tecnico risulta essere la UNI EN 1263-1 Reti di sicurezza &#8211; Requisiti di sicurezza, metodi di prova.</p>
<p>Tale norma, del marzo 2003 si applica alle reti di sicurezza ed ai loro accessori utilizzati in lavori di costruzione ed assemblaggio per proteggere dalle cadute dallʼalto il personale operante sulle strutture. Essa specifica i requisiti di sicurezza ed i metodi di prova ed è basata sulle caratteristiche prestazionali delle fibre di polipropilene e di poliammide facenti parte della rete.</p>
<p>Lʼutilizzo delle RETI DI SICUREZZA in conformità alla normativa UNI EN 1263, trova ampi e differenti utilizzi nel settore edile quali messa in opera di coperture, montaggio di strutture industriali (es. rimozione copertura eternit su struttura a travatura metallica) e civili al fine di ridurre le conseguenze derivanti da una possibile caduta. La normativa europea UNI EN 1263 divide le reti di sicurezza in quattro tipologie; quella che trova collocazione in tale ambito lavorativo risulta essere la rete sicurezza TIPO S con fune sul bordo Utilizzo orizzontale, ovvero posizionata nella parte immediatamente sottostante allʼarea lavorativa.</p>
<p>Vista la natura delle reti, è fondamentale evitare la caduta di materiale incandescente sulle stesse. Inoltre occorre ricordare che se le reti vengono lesionate causa tagli, rotture sfilacciamenti ecc. devono essere sostituite, in quanto viene meno la resistenza specifica in caso di caduta. Nel montare la rete occorre rispettare scrupolosamente quanto previsto dal manuale d&#8217;uso previsto dal costruttore, non dimenticandosi della distanza minima di sicurezza rispetto al suolo. In caso di caduta dellʼoperatore la rete deformandosi, può toccare le strutture sottostanti.</p>
<p>Altra domanda da porsi nellʼottica della gestione del cantiere di montaggio di manufatti prefabbricati, il piano antinfortunistico, previsto dallʼart. 22 della Circolare del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale 20/01/1982 n. 13 “Sicurezza nell&#8217;edilizia: sistemi e mezzi anticaduta, produzione e montaggio di elementi prefabbricati in c.a. e c.a.p.” che collocazione trova nel nuovo impianto normativo previsto dal D.Lgs 81/2008? Lʼart. 22 “Piano antinfortunistico” così recita: <em>Prima dell’inizio dell’opera deve essere messa a disposizione dei responsabili del lavoro, degli operatori e degli organi di controllo, la seguente documentazione tecnica: piano di lavoro sottoscritto dalla o dalle ditte e dai tecnici interessati che descriva chiaramente le modalità di esecuzione delle operazioni di montaggio e la loro successione; procedure di sicurezza da adottare nelle varie fasi di lavoro; fino al completamento dell’opera. Nel caso di più ditte operanti nel cantiere, cronologia degli interventi da parte delle diverse ditte interessate. In mancanza di tale docu</em><em>mentazione tecnica è fatto divieto di eseguire operazioni di montaggio. </em>Il piano di montaggio è quindi una parte integrante del POS previsto dallʼart. 89 comma 1 lettera h del D.Lgs 81/08. Lo stesso pertanto dovrà anche tener conto di quanto previsto dalla Circolare 13/82.</p>
<p>Quali figure concorrono a diverso titolo al montaggio del prefabbricato? Oltre alle figure che indubbiamente ritroviamo in opere di tale entità (CSE, direttore dei lavori, datori di lavoro di varie imprese ecc.), per la parte prettamente legata al montaggio della struttura in c.a.p. ritroviamo; il responsabile del montaggio, soggetto che deve rendere edotti i lavoratori dei rischi esistenti, inoltre verifica dellʼutilizzo dei dispositivi di protezione da parte degli stessi addetti; il capo squadra dei lavoratori montatori (preposto); i lavoratori che effettuano le operazioni di montaggio; il gruista colui che fisicamente manovra il mezzo di sollevamento.</p>
<p>Successivamente verranno analizzate alcune fasi lavorative individuando i rischi presenti e le possibili soluzioni nel rispetto della normativa antinfortunistica.</p>
<ul>
<li>Sollevamento e scarico dei manufatti prefabbricati dagli autotreni mediante lʼausilio di autogrù e successivo deposito o posizionamento.</li>
<li>Stoccaggio degli elementi prefabbricati</li>
<li>Posizionamento dei plinti o bicchieri prefabbricati</li>
<li>Posizionamento dei pilastri prefabbricati entro le fondazioni.</li>
<li>Posizionamento delle capriate prefabbricate nelle forcelle dei pilastri.</li>
<li>Montaggio di tegoli per copertura.</li>
<li>Montaggio degli sheds</li>
<li>Posizionamento tamponamenti esterni</li>
</ul>
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		<title>Silenzio, parla il professionista</title>
		<link>http://www.pimagazine.it/sicurezza-nei-luoghi-di-lavoro/04/02/silenzio-parla-il-professionista/</link>
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		<pubDate>Sat, 02 Apr 2011 08:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PI Magazine Staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sicurezza nei luoghi di lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Acustica ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[Acustica Edilizia]]></category>
		<category><![CDATA[Acustica luoghi di lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Arch Giuntoli]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
 
 
 


Il problema dell’acustica ambientale, in edilizia e nei luoghi di lavoro in genere
Il suono a volte assume caratteristiche tali da risultare fastidiosoo addirittura causa di rischio di ipoacusia, di effetti fisiologici e psicologici sull&#8217;uomo: si parla in questi casi di rumore.
Il rumore quindi può essere definito come un suono indesiderabile, a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong></p>
<div id="attachment_159" class="wp-caption alignleft" style="width: 131px"><a href="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2010/04/giuntoli.jpg"><img class="size-full wp-image-159" title="Arch. Massimo Giuntoli" src="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2010/04/giuntoli.jpg" alt="Arch. Massimo Giuntoli" width="121" height="113" /></a><p class="wp-caption-text">Arch. Massimo Giuntoli</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong>Il problema dell’acustica ambientale, in edilizia e nei luoghi di lavoro in genere</strong></p>
<p><strong>I</strong><strong>l suono a volte assume caratteristiche tali da risultare fastidiosoo addirittura causa di rischio di ipoacusia, di effetti fisiologici e psicologici sull&#8217;uomo: si parla in questi casi di rumore.</strong></p>
<p>Il rumore quindi può essere definito come un suono indesiderabile, a livello fisiologico e psicologico, che interferisce con le attività individuali o di gruppo. In questo articolo si prendono in esame tre tipologie di rumori:</p>
<ul>
<li>il rumore nei luoghi di lavoro,</li>
<li>il rumore ambientale</li>
<li>il rumore in edilizia.</li>
</ul>
<p><span id="more-475"></span></p>
<p><strong>ACUSTICA NEI LUOGHI DI LAVORO</strong></p>
<p><a href="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/04/Acustica.png"><img class="alignleft size-full wp-image-476" src="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/04/Acustica.png" alt="" width="120" height="173" /></a>Con l&#8217;emanazione del D.Lgs. 81/08 viene abrogato il D.Lgs. 195/06 fino a quel momento in vigore come decreto nel quale erano stati introdotti due livelli di azione (inferiore e superiore) ed un valore limite . Il nuovo Decreto al Titolo VIII Capo II, riprende quanto previsto dal D.Lgs. 195/06, apportando delle variazioni in merito agli adempimenti previsti in caso di superamento dei livelli di azione.</p>
<p>Gli aspetti più importanti su cui porre l&#8217;attenzione sono: obbligo di valutazione del rischio cui sono sottoposti i lavoratori, elaborazione del Documento di valutazione dei rischio rumore (facente parte integrante del Documento di Valutazione dei Rischi, individuazione delle misure di prevenzione e protezione e di programmazione ed attuazione delle stesse; la valutazione, come previsto dal Testo Unico, deve essere effettuata con cadenza massima quadriennale, da personale competente con specifiche conoscenze in materia.</p>
<p>Per misurare i livelli di rumorosità vengono usati degli strumenti (fonometri integratori) che simulano la capacità dell&#8217;orecchio umano di percepire il rumore alle varie frequenze.</p>
<p>Questi strumenti misurano direttamente il Livello Equivalente ponderato A ed il livello P Peak ponderato C. Il &#8220;Livello Equivalente&#8221; (Leq) di un dato suono o rumore variabile nel tempo è il livello, espresso in dB (A) di un ipotetico rumore costante che, se sostituito al rumore reale per lo stesso intervallo di tempo, comporta la stessa quantità totale di energia sonora.</p>
<p>Lo scopo del livello equivalente è quello di poter caratterizzare con un solo dato di misura un livello variabile, all&#8217;interno di un intervallo di tempo prefissato, anche molto lungo.</p>
<p>Il livello (P Peak) di pressione sonora ponderata C è il livello di picco di pressione raggiunto dal fenomeno in esame espresso in dB (C).</p>
<p><strong>ACUSTICA AMBIENTALE</strong></p>
<p><a href="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/04/Ambiente.png"><img class="alignright size-full wp-image-477" src="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/04/Ambiente.png" alt="" width="250" height="206" /></a>La materia del rumore ambientale è disciplinata da varie norme, alcune codicistiche (art. 844 del codice civile e art. 659 del codice penale), altre speciali e pubblicistiche (la legge quadro n 447 del 1995, suoi decreti di attuazione nonchè norme specifiche per vari settori, dal traffico stradale, a quello ferroviario, al rumore delle discoteche, ai requisiti degli edifici).</p>
<p>La materia si divide in due rami: si parlerà di impatto acustico laddove le attività interessate siano aeroporti, aviosuperfici, eliporti, autostrade, strade extraurbane principali, strade extraurbane secondarie, strade urbane di scorrimento, strade urbane di quartiere, strade locali, discoteche, circoli privati e pubblici esercizi ove sono installati macchinari o impianti rumorosi, impianti sportivi e ricreativi, ferrovie ed altri sistemi di trasporto collettivo su rotaia.</p>
<p>Inoltre, la documentazione di previsione di impatto acustico dovrà essere prodotta ed allegata alle domande per il rilascio di permesso di costruire relativo a nuovi impianti ed infrastrutture adibiti ad attività produttive, sportive e ricreative ed a centri commerciali e grandi strutture di vendita, altri provvedimenti comunali di abilitazione allʼutilizzazione degli immobili e delle infrastrutture di cui al punto precedente e per qualunque altra licenza od autorizzazione finalizzata allʼesercizio di attività produttive.</p>
<p>Si parlerà invece di clima acustico laddove si andrà a prendere in considerazione scuole e asili nido, ospedali, case di cura e di riposo, parchi pubblici urbani ed extraurbani, nuovi insediamenti residenziali prossimi alle opere precedentemente citate. In entrambi i casi si dovranno rispettare i limiti di emissione ed immisione che vengono previsti per la zona in cui si trova la mia attività/edificio dal piano di zonizzazione comunale (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14/11/1997 Determinazione dei valori limite delle sorgenti sonore).</p>
<p>In questo caso la valutazione del rumore ambientale dovrà essere effettuata da tecnico Competente in Acustica Ambientale; i requisiti del tecnico in questione vengono definiti allʼinterno della Legge 26 Ottobre 1995 n. 447, la quale al comma 6, 7 e 8 dellʼart. 2 scrive che il tecnico deve essere una figura professionale idonea ad effettuare le misurazioni, verificare l&#8217;ottemperanza ai valori definiti dalle vigenti norme, redigere i piani di risanamento acustico, svolgere le relative attività di controllo; il tecnico competente inoltre deve essere in possesso del diploma, di scuola media superiore a indirizzo tecnico del diploma universitario a indirizzo scientifico ovvero del diploma di laurea a indirizzo scientifico; l&#8217;attività di tecnico competente può essere svolta previa presentazione di apposita	domanda	all&#8217;assessorato regionale competente in materia ambientale corredata da documentazione comprovante l&#8217;aver svolto attività, in modo non occasionale, nel campo dell&#8217;acustica ambientale da almeno quattro anni per i diplomati e da almeno due anni per i laureati o per i titolari di diploma universitario; le attività di cui prima possono essere svolte altresì da coloro che, in possesso del diploma di scuola media superiore, siano in servizio presso le strutture pubbliche territoriali e vi svolgano la propria attività nel campo dell&#8217;acustica ambientale, alla data di entrata in vigore della stessa legge.</p>
<p><strong>ACUSTICA EDILIZIA</strong></p>
<p><a href="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/04/Edilizia.png"><img class="alignleft size-full wp-image-478" src="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/04/Edilizia.png" alt="" width="271" height="203" /></a>I requisiti acustici passivi degli edifici fanno parte dellʼacustica edilizia; Il Decreto relativo alla ”Determinazione dei requisiti acustici passivi degli edifici”, appartiene ad un quadro normativo di Decreti attuativi collegati alla Legge Quadro sullʼinquinamento acustico n.447, già richiamato in precedenza, rivolto alla protezione della popolazione esposta alle varie forme che assume questo tipo di inquinamento, tutelandone le condizioni sia in termini di sicurezza della salute, sia in termini di mantenimento della qualità della vita.</p>
<p>Il DPCM 5 Dicembre 1997 è il Decreto che ha recepito quanto riportato nella Legge 447/95; gli indici di valutazione presi in considerazione nel decreto, che caratterizzano i requisiti acustici passivi degli edifici sono lʼindice del potere fonoisolante apparente di partizioni fra ambienti (RW), lʼindice dell&#8217;isolamento acustico standardizzato di facciata (D2m,nT,W ) e lʼindice del livello di rumore di calpestio di solai, normalizzato (Ln,W); inoltre si deve valutare anche la rumorosità prodotta dagli impianti tecnologici. Anche in questo caso il tecnico che effettua queste valutazioni è un Tecnico Competente in Acustica Ambientale.</p>
<p>A tuttʼoggi, vista lʼapprovazione nel 2008 dalla Camera della legge “Disposizioni per lʼadempimento di obblighi derivanti dallʼappartenenza dellʼItalia alle Comunita europee” con le successive modifiche ed integrazioni, che, allʼarticolo 11, contiene la delega al Governo per il riordino della disciplina in materia di inquinamento acustico, il <strong>DPCM 5.12.1997 </strong>“Requisiti acustici passivi degli edifici”, risulta essere sospeso per quanto concerne lʼapplicazione dello stesso DPCM il passaggio concernente i rapporti tra costruttori-venditori e acquirenti di alloggi.</p>
<p>I comuni comunque sono tenuti a richiedere il rispetto del DPCM in questione, soprattutto se è esplicitamente richiesto nelle norme attuative del loro piano di zonizzazione acustica o dai loro regolamento d&#8217;igiene (tra lʼaltro si ricorda la recente entrata in vigore di quello “NUOVO” DEL COMUNE DI TORINO).</p>
<p>Si noti come lʼultima legge non parla di sospensione per quel che riguarda i rapporti tra pubblico e privato, come per esempio nella burocrazia che viene richiesta in fase di domanda del permesso di costruire. Si è in attesa di un decreto, già al vaglio degli organi parlamentari, che farà riferimento alla <strong>NORMA TECNICA UNI 11367/2010, </strong>recentemente pubblicata, che molto probabilmente sarà affiancato da un altro decreto legislativo relativo alle norme sullʼinquinamento acustico. Per quanto riguarda i livelli minimi di isolamento acustico standardizzato di facciata il nuovo decreto legislativo sembra che possa prevedere dei limiti meno severi almeno per un periodo iniziale di alcuni anni, rispetto al DPCM 5.12.1997 in funzione del livello di rumore esterno e non unicamente in funzione della destinazione edilizia.</p>
<p>Il decreto dovrebbe riguardare le nuove costruzioni e gli interventi	sullʼesistente	ma dovrebbero essere escluse dallʼambito di applicazione le costruzioni a destinazione agricola, artigianale, industriale, i locali e gli edifici pubblici destinati a spettacoli, gli ambienti di lavoro, ospedali e locali ad uso collettivo dotati di impianto di mascheramento sonoro. Quindi nella babele di questo momento legislativo ci si aspetta al più presto un punto fermo da cui partire per effettuare le valutazioni dei requisiti acustici passivi degli edifici.</p>
<p><strong><em>Massimo Giuntoli<br />
giuntoli@torinoprogetti.it</em></strong></p>
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		<title>L’IMPORTANZA DEL COORDINAMENTO PRELIMINARE</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Mar 2011 14:58:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PI Magazine Staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sicurezza nei cantieri]]></category>
		<category><![CDATA[Coordinamento Preliminare]]></category>
		<category><![CDATA[Incidenti sul lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Infortuni sul lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Perricone Luca]]></category>

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		<description><![CDATA[Quasi incidenti, incidenti, infortuni: quello che vediamo accadere in cantiere è solo lʼepilogo, lʼultimo foto gramma, di una complessa sequenza la cui origine in moltissimi casi, si trova fuori dal cantiere ed è di molto antecedente ad esso.
Per questo, la sola domanda “perché è accaduto?” è insufficiente per compren dere tutte le cause del fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_464" class="wp-caption alignleft" style="width: 141px"><a href="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/03/Schermata-2011-03-31-a-16.54.28.png"><img class="size-full wp-image-464" title="Luca Perricone" src="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/03/Schermata-2011-03-31-a-16.54.28.png" alt="Luca Perricone" width="131" height="122" /></a><p class="wp-caption-text">Luca Perricone</p></div>
<p>Q<strong>uasi incidenti, incidenti, infortuni: quello che vediamo accadere in cantiere è solo lʼepilogo, lʼultimo foto gramma, di una complessa sequenza la cui origine in moltissimi casi, si trova fuori dal cantiere ed è di molto </strong><strong>antecedente ad esso.</strong></p>
<p>Per questo, la sola domanda “<em>perché è accaduto?” </em>è insufficiente per compren dere tutte le cause del fatto negativo. Se vogliamo che lʼesperienza, personale e collettiva, generi un processo criticoevolutivo, dobbiamo anche chiederci: “<em>dove ha avuto inizio il difetto? dove si è generata la lacuna che, dapprima invisibile, ha poi prodotto i suoi effetti in cantiere?”</em>.</p>
<p>Limitare il campo dʼindagine al solo cantiere, come se questo iniziasse “da zero”, può indurre verso risposte parziali o semplicistiche, dove tutte le negatività sono imputate alla poca qualità delle imprese o addirittura alle carenze della normativa, ma questo è solo un alibi, più utile a trovare un capro espiatorio che a comprendere il fenomeno.</p>
<p><span id="more-462"></span></p>
<p>Eʼ quindi nostro compito ampliare il campo dʼindagine ponendo sotto la lente dʼingrandimento, non solo il momento esecutivo del cantiere ma tutto il processo edilizio, che è la vera essenza del costruire, dallʼideazione allʼultimazione dellʼopera.</p>
<p>Siamo tutti abituati per uso, per praticità, per norma, a suddividere il processo edilizio in segmenti separati e finiti, quando invece tutte le aree, progettuale, contrattuale, esecutiva, si susseguono senza soluzione di continuità (fig. 01).</p>
<div id="attachment_465" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-465" title="Figura 01 - Il processo edilizio" src="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/03/Schermata-2011-03-31-a-16.54.47-300x229.png" alt="Figura 01 - Il processo edilizio" width="300" height="229" /><p class="wp-caption-text">Figura 01 - Il processo edilizio</p></div>
<p>Le aree del processo edilizio sono strettamente connesse tra loro con legami che potremmo definire “chimici”: quando parliamo di processo edilizio stiamo parlando di una sorta di aggregato molecolare con tanto di valenze di tipo economico, gerarchico, sociale, che tengono unito il tutto (magari in conflitto).</p>
<p>Infatti, a ben vedere, sono i ruoli che iniziano e cessano in punti ben definiti (ad es. il ruolo del Progettista, del D.L. ecc.) ma il processo produttivo non sʼinterrompe mai fino allʼultimazione (fig. 01). Se esaminiamo una qualsiasi realizzazione edilizia da questa prospettiva, otteniamo una più corretta percezione di quanto lʼarea progettuale e dellʼappalto pesino, nel bene o nel male, nel risultato complessivo della sicurezza del cantiere.</p>
<p>Quindi, senza escludere a priori le altre aree della produzione edilizia: normativa, culturale, socioeconomica, dobbiamo concentrare lʼanalisi sullʼimportanza delle aree progettuale e dellʼappalto per individuare con quali azioni, con quali metodi, fin dai primi momenti del processo, si può incidere positivamente sul risultato finale della sicurezza. Se svolgiamo una sorta di analisi “spettrografica” della fase “progetto” vediamo che al suo interno si formano tra le altre, le quattro componenti fondamentali per la sicurezza del cantiere: <strong><em>tempistica, logistica, tecnologia e organigramma produttivo. </em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong>La stessa analisi per la fase “appalto” evidenzia che qui vengono definiti i due parametri che daranno al progetto della sicurezza forza o inefficacia: <strong><em>la tipologia della catena di comando e delle responsabilità, e la definizione degli ingaggi e degli oneri. </em></strong>Per impostare la nostra azione esaminiamo le singole componenti delle due aree secondo le ricadute che potenzialmente produrranno e le concatenazioni cui daranno avvio: <strong><em>tempistica</em></strong>: è di sicuro la principale tra le componenti, su di essa si fonda tutta la pianificazione del cantiere così come viene prefigurata dal Testo Unico.</p>
<p>La corretta valutazione della tempistica permette di valutare gli aspetti qualitativi del cantiere: interferenze, affollamento massimo e medio e distribuzione del carico di rischio. Per contro, una valutazione della tempistica approssimativa o superficiale può inficiare anche il miglior piano di sicurezza e coordinamento. <strong><em>logistica</em></strong>: ogni cantiere potrebbe essere descritto come una rete fittissima di spostamenti di persone e di pesi e mezzi dʼopera, in orizzontale e verticale, per questo rivestono unʼassoluta importanza la valutazione dellʼidoneità dellʼarea e lo studio dei percorsi necessari alla produzione: ci sarà spazio sufficiente per lo stoccaggio temporaneo dei materiali secondo le sequenze e la tempistica prevista? tecnologia: oltre agli aspetti intrinseci legati alle metodologie delle lavorazioni e dei relativi rischi, cʼinteressa sottolineare lʼimportanza delle scelte tecnologiche in termini dʼinterazione con la tempistica e la logistica.<br />
Una scelta tecnologica può essere ottima per il prodotto edilizio, accettabile per il basso grado di rischio, ma essere al contempo problematica per le interferenze nelle fasi e nella logistica.</p>
<p><strong><em>organigramma produttivo: </em></strong>questa componente, per il fatto di essere legata agli aspetti contrattuali viene di solito trascurata in fase di coordinamento preliminare, eppure è di tutta evidenza che essa ha unʼimportanza strategica nel progetto della sicurezza. Le molteplici configurazioni dellʼorganigramma produttivo, A.T.I. verticale, orizzontale, impresa affidataria più esecutrici, più imprese affidatarie, subappalti ecc&#8230;, generano, anche a fronte di uguale lavoro e tempistica, cantieri radicalmente diversi, con diversi gradi di difficoltà, di gestione e controllo della sicurezza.</p>
<p>Lʼorganigramma produttivo viene compiutamente definito con la parte contrattuale, ma è innegabile che si inizia a prefigurarne lʼassetto, fin dai primi passi del progetto, secondo le esigenze del cliente e le necessità del tipo di produzione.</p>
<p>Perché allora non porre allʼattenzione del tavolo di progettazione anche le esigenze del coordinamento della sicurezza? l<strong><em>a tipologia della catena di comando e delle responsabilità: </em></strong>La struttura definita con gli appalti e subappalti genera una o più catene di comando cui corrispondono sequenze a cascata di verifiche e di obblighi, ma nei cantieri (principalmente nel settore privato) troviamo situazioni di scambio di subappalti reciproci, accordi non scritti, contratti non genuini.</p>
<p>Oltre alle ripercussioni giurisprudenziali, queste situazioni una volta generate, si espandono nel cantiere come un virus e depotenziano fino allʼannullamento qualsiasi azione di controllo o prescrizione.</p>
<p><strong><em>la definizione degli ingaggi e degli oneri: </em></strong>Sovente si riscontra che le imprese affidatarie fanno ricorso al subappalto non tanto per integrare una specialità che non possiedono, ma piuttosto perché erroneamente pensano che subappaltare una lavorazione permetta di delegare ad altri la responsabilità (“il fastidio”) della sicurezza.</p>
<p>Eppure lʼarticolo 97 comma 3-bis impone chiaramente allʼimpresa affidataria di optare tra due possibilità alternative: lʼesecuzione in proprio degli apprestamenti per la sicurezza o “<em>ove gli apprestamenti gli impianti e le altre attività di cui al punto 4 All. XV siano effettuati dalle imprese esecutrici</em>” di corrispondere ad esse i relativi oneri della sicurezza senza ribassi. Perché questo avvenga è fondamentale che i subappalti siano dettagliatamente definiti e non siano generici ordini per lʼesecuzione di lavorazioni “tutto compreso”.</p>
<p>Questa analisi non è (né potrebbe essere) completa o esaustiva, ma permette di vedere come nellʼarea “progetto” e nellʼarea “appalto” siano già presenti quasi tutti i temi che definiranno il nostro cantiere.</p>
<p>Pertanto è qui che si deve operare e la risposta può essere solo di tipo metodologico. Lo studio di tutte queste componenti deve essere precoce, tempestivo, approfondito e frutto di unʼinterazione interdisciplinare tra il Committente, il Progettista e il Coordinatore in fase di progettazione.</p>
<p>Il Testo Unico lo prevede e lo impone: secondo lʼArt. 91 comma 1 bis il coordinatore per la progettazione ha lʼobbligo di coordinare “<em>lʼapplicazione delle disposizioni di cui allʼArt. 90 comma 1” </em>dove il Committente, a sua volta, deve attenersi ai “<em>principi e alle misure generali di tutela di cui allʼArt. 15 in particolare </em></p>
<p><em> </em></p>
<ul>
<li><span style="font-style: normal;"><em>a) al momento delle scelte tecniche ed organizzative |&#8230;| </em></span></li>
<li><span style="font-style: normal;"><em>b) allʼatto della previsione della durata di realizzazione di questi vari lavori o fasi di lavor</em>i” (fig. 02). </span></li>
</ul>
<div id="attachment_466" class="wp-caption alignright" style="width: 397px"><img class="size-full wp-image-466" title="Figura 02 ­ La concatenazione dell’Art. 91 c. 1 b­bis" src="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/03/Schermata-2011-03-31-a-16.55.06.png" alt="Figura 02 ­ La concatenazione dell’Art. 91 c. 1 b­bis" width="387" height="314" /><p class="wp-caption-text">Figura 02 ­ La concatenazione dell’Art. 91 c. 1 b­bis</p></div>
<p><span style="font-style: normal;">Si dà avvio in questo modo a una concatenazione positiva di azioni-responsabilità che, per sua natura e per il disposto normativo, deve inequivocabilmente svolgersi nella fase preliminare del processo, in quelle aree, “progetto” e “appalto” cui si fa riferimento in premessa. </span></p>
<p><em><span style="font-style: normal;">Eʼ un obbligo (sanzionato dallʼArt. 158), ma per i coordinatori è soprattutto uno strumento in più: lo strumento normativo per avviare un confronto positivo tra i temi della sicurezza, gli obiettivi del progetto, le richieste del committente. </span></em></p>
<p><em><span style="font-style: normal;">Il CSP deve creare le giuste condizioni, attivare il processo di coordinamento, in modo che il committente risponda pienamente e attivamente al rispetto delle misure generali di tutela. </span></em></p>
<p><em><span style="font-style: normal;">Si tratta senza dubbio di quella azione precoce e tempestiva di analisi delle componenti che può far sì che il cantiere produca veramente il grado di sicurezza progettato. Come attivare e svolgere concretamente questo particolare coordinamento? </span></em></p>
<p><em><span style="font-style: normal;">Una possibile proposta è rappresentata nella fig. 03: si tratta di attivare da subito, con i dati disponibili e qualsiasi grado di definizione questi abbiano, un ciclo reiterativo di <strong><em>acquisizione dati – analisi – verifica – accettazione e/o proposta, </em></strong>sulle componenti principali delle aree “progetto” e “appalto” in modo da fornire ad ogni ciclo, le corrette informazioni perché, sia il committente sia il progettista possano esprimere le prerogative del proprio ruolo, affinando i dati o proponendo alternative. </span></em></p>
<p><em><span style="font-style: normal;">Si tratta di far circolare le informazioni nel modo più </span></em>corretto possibile fin da subito, evitando accuratamente confusioni o commistioni di ruoli.</p>
<p>Il coordinatore, una volta scelte le componenti da porre in esame preliminare, in funzione del cantiere, dovrà ricevere per ognuna di esse i dati disponibili al momento, e per ognuna di esse fornire un ritorno al progettista e al committente che potrà essere accettazione o proposta o segnalazione di aspetti peculiari.</p>
<p>Anche gli aspetti più strettamente legati alla fase “appalto” dovranno essere analizzati, sia pure in via preliminare, allo scopo quanto meno, di fornire al committente gli strumenti per fare scelte mirate proprio nella fase in cui, tra progetto e cantiere, esso (a volte per sua scelta) non ha lʼassistenza del proprio consulente (progettista o D.L.).</p>
<p>Il ciclo verrà reiterato “n” volte e seguirà passo-passo lʼavanzamento della progettazione, fino a quando i dati saranno sufficientemente definiti da poter redigere il PSC completo.</p>
<p>In tal modo la progettazione della sicurezza non interferirà con gli altri campi, ma attiverà una positiva dialettica con essi, e permetterà di tracciare una rotta che a cose fatte, cioè a cantiere avviato o prossimo allʼinizio, non si potrebbe più modificare se non in piccola parte.</p>
<p>Dove inizia il processo edilizio, là deve iniziare la sicurezza.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>Luca Perricone</em></strong></p>
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		<title>LA ATTIVITÀ DEL COORDINATORE DELLA SICUREZZA NEI CANTIERI</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Mar 2011 16:36:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PI Magazine Staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sicurezza nei cantieri]]></category>
		<category><![CDATA[Coordinatore della sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Ing Giani]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza cantieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando nel 1997 intrapresi la professione di coordinatore in fase di progetto ed esecuzione, mi resi conto che la professione era tutta da inventare.
Questo nuovo soggetto era ai più ignoto e incomprensibile. Le Imprese, i Professionisti della progettazione ed i Committenti lo intendevano come un puro adempimento formale, una interferenza ed un onere aggiuntivo e, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_152" class="wp-caption alignleft" style="width: 137px"><a href="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2010/04/giani.jpg"><img class="size-full wp-image-152 " title="Ing. Fulvio Giani" src="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2010/04/giani.jpg" alt="Ing. Fulvio Giani" width="127" height="111" /></a><p class="wp-caption-text">Ing. Fulvio Giani</p></div>
<p>Q<strong>uando nel 1997 intrapresi la professione di coordinatore in fase di progetto ed esecuzione, mi resi conto che la professione era tutta da inventare.</strong></p>
<p>Questo nuovo soggetto era ai più ignoto e incomprensibile. Le Imprese, i Professionisti della progettazione ed i Committenti lo intendevano come un puro adempimento formale, una interferenza ed un onere aggiuntivo e, prima che il ruolo abbia acquisito la necessaria autorevolezza, è stato necessario confrontarsi con il mondo della produzione ed operare con impegno e determinazione.</p>
<p>La stessa attività, necessaria per espletare lʼincarico, in un primo momento, necessitava di chiarimenti.</p>
<p>Ad oggi gli adeguamenti normativi (Titolo IV D. Lgs. N. 81/2008 e s.m.i. ), la prassi di progetto e di cantiere e le sentenze, hanno contribuito ad indirizzare chi opera nella progettazione e nella esecuzione della sicurezza nei cantieri temporanei e mobili.</p>
<p><span id="more-454"></span></p>
<p>Può essere utile per un coordinatore provare a definire, ad oggi, quali sono le azioni che possono sintetizzare un metodo, che gli consenta di porre in atto con diligenza lʼincarico che gli è stato affidato. In fase di progettazione il coordinatore è tenuto alla redazione del Piano di Sicurezza e Coordinamento, conformemente ai contenuti obbligatori, così come dettagliati negli allegati della norma. Non risulta utile entrare nel merito della relazione tecnica e delle prescrizioni operative correlate alla complessità dellʼopera da realizzare e alle fasi critiche del processo costruttivo, ma è bene porre in risalto alcuni aspetti che consentono di redigere il Piano.</p>
<p>Innanzi tutto il crono programma. Non è possibile effettuare l&#8217;individuazione, l&#8217;analisi e la valutazione dei rischi, e tutte le procedure necessarie o individuare gli apprestamenti e le attrezzature atte a garantire, per tutta la durata dei lavori, il rispetto delle norme per la prevenzione degli infortuni e la tutela della salute dei lavoratori nonché la stima dei relativi costi, senza avere una chiara visione della successione delle lavorazioni e dei tempi che queste comportano.</p>
<p>Analogamente le misure di prevenzione dei rischi risultanti dalla eventuale presenza simultanea o successiva delle varie imprese o dei lavoratori autonomi o la previsione delle modalità di utilizzazione degli im- pianti comuni, quali infrastrutture, apprestamenti igienico sanitari, mezzi logistici e di protezione collettiva, possono essere progettate solo se chi si occupa della sicurezza ha ben chiaro quando , dove e con quali risorse umane e tecniche, si intraprende il cantiere.</p>
<p>Altro aspetto di rilevante importanza, è che il Piano deve essere aderente ai lavori svolti, nella loro effettiva concretezza, e deve essere realmente calato nella realtà di quello specifico cantiere. Non sottovalutare questo aspetto mette al sicuro il coordinatore da conseguenze di carattere penale e gli consente di consegnare un prodotto che fa effettivamente sicurezza, abbassando in maniera concreta il rischio che il pericolo della attività di cantiere possa comportare, per i lavoratori, un danno.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-455 aligncenter" src="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/03/Cantiere.png" alt="Cantiere" width="600" height="218" /></p>
<p>Infine, per quanto riguarda il Piano, la attenzione alla stima dei costi della sicurezza, che è bene ricordare non sono soggetti al ribasso nelle offerte delle imprese che partecipano alla gara di appalto, sia questo un lavoro pubblico o privato, mantiene la sua importanza strategica, poiché definisce nel contesto dellʼimpegno delle risorse, il peso che la sicurezza ha nella gestione del cantiere.</p>
<p>La definizione normativa, di quanto deve essere compreso e quanto non deve essere considerato, ha sollevato i coordinatori da intensi e concitati confronti con le imprese e i committenti.</p>
<p>Lʼaltro importante adempimento, che il coordinatore in fase di progetto è chiamato a rispettare, è la redazione del Fascicolo adattato alle caratteristiche dellʼopera, documento distinto e separato dal Piano, di cui finalmente la Norma ha espresso con chiarezza, nei dettagli, i contenuti minimi. Dopo che il cantiere sarà terminato, sarà quindi possibile avere un documento in cui saranno contenute utili informazioni, per condurre in sicurezza le attività di manutenzione ordinaria e straordinaria del manufatto edilizio.</p>
<p>Esaminandone i contenuti minimi è evidente che il documento debba comprendere la programmazione delle manutenzioni e le indicazioni relative agli interventi realizzati, per consentire lʼesecuzione in sicurezza dei lavori successivi sul prodotto del cantiere.</p>
<p>In fase di esecuzione il coordinatore verifica, con opportune azioni di coordinamento e controllo, l&#8217;applicazione, del piano di sicurezza e di coordinamento e la corretta applicazione delle relative procedure di lavoro. Questa azione comporta una costante attività nel cantiere e un contatto diretto con i vari datori di lavoro operanti nella costruzione. Di questo operare deve rimanere sempre documentazione scritta condivisa tra i vari attori interessati.</p>
<p>Inoltre il coordinatore deve verificare lʼidoneità della documentazione (P.O.S.) delle imprese interessate alla lavorazione e adeguare il Piano messo in esecuzione in funzione del procedere dei lavori e delle inevitabili modifiche che il cantiere comporta.</p>
<p>Pensiamo solo agli adeguamenti necessari del crono programma di progetto, utili per identificare le varie fasi critiche prima che queste si presentino. Nelle periodiche riunioni il coordinatore deve organizzare tra i datori di lavoro la cooperazione ed il coordinamento delle attività nonché la loro reciproca informazione.</p>
<p>Pensiamo solo a quanto è importante condividere tra i vari datori di lavoro le informazioni relative alle modalità di fornitura e di accesso nelle varie fasi esecutive.</p>
<p>Il coordinatore deve anche verificare l&#8217;attuazione di quanto previsto negli accordi tra le parti sociali al fine di realizzare il coordinamento tra i rappresentanti della sicurezza finalizzato al miglioramento della sicurezza durante lʼattività costruttiva. Questo aspetto non deve essere sottovalutato in quanto il rappresentante della sicurezza è una risorsa molto importante nella prevenzione del danno nella operatività produttiva.</p>
<p>Altra azione importantissima è segnalare al committente o al responsabile dei lavori, previa contestazione scritta alle imprese e ai lavoratori autonomi interessati, le inosservanze alle disposizioni della Norma e alle prescrizioni del piano e proporre la sospensione dei lavori, l&#8217;allontanamento delle imprese o dei lavoratori autonomi dal cantiere, o la risoluzione del contratto.</p>
<p>Nel caso in cui il committente o il responsabile dei lavori non adotti alcun provvedimento in merito alla segnalazione, senza fornire idonea motivazione, il coordinatore per l&#8217;esecuzione provvede a dare comunicazione dell&#8217;inadempienza alla azienda unità sanitaria locale territorialmente competente e alla direzione provinciale del lavoro.</p>
<p>Questa azione estrema non comporta conseguenze per il committente, ma tutela il coordinatore e espone lʼimpresa inadempiente al tempestivo rigore dellʼOrgano di Vigilanza. Il coordinatore deve inoltre sospendere in caso di pericolo grave e imminente, direttamente riscontrato, le singole lavorazioni fino alla verifica degli avvenuti adeguamenti effettuati dalle imprese interessate.</p>
<p>Di tutto questo deve sempre rimanere documentazione scritta e controfirmata tra le parti.</p>
<p>Il mestiere del coordinatore è una esperienza importante ed appassionante, che ha trovato un suo ruolo meritorio nella gestione dei cantieri e della sicurezza e salute di chi vi opera.</p>
<p>Chi affronta questo incarico non può sottovalutare lʼimportanza delle sue azioni e deve procedere con la serietà e la diligenza che devono caratterizzare lʼattività professionale. Tale etica deontologica non deve essere trascurata anche nella fase di formulazione del preventivo di parcella e nella gara di aggiudicazione dellʼincarico, ma su questo tema avrò occasione di approfondire in futuro.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Fulvio Giani</strong></p>
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		<title>REDDITOMETRO E SPESOMETRO, ECCO LE NUOVE ARMI DEL FISCO</title>
		<link>http://www.pimagazine.it/fiscale/03/22/redditometro-e-spesometro-ecco-le-nuove-armi-del-fisco/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Mar 2011 08:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PI Magazine Staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[Fisco]]></category>
		<category><![CDATA[Redditometro]]></category>
		<category><![CDATA[Spesometro]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
Il Fisco ha un’arma non convenzionale in più; imprese e lavoratori autonomi un ulteriore adempimento cui provvedere già dal 2010 .
Siamo in procinto di festeggiare i 150 anni dellʼUnità dʼItalia e subito si sono levati i cori di coloro che vorrebbero avversare tali festeggiamenti, quasi lʼUnità non fosse un motivo di orgoglio per tutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_165" class="wp-caption alignleft" style="width: 138px"><a href="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2010/04/cigna.jpg"><img class="size-full wp-image-165 " title="Dott. Fabio Cigna" src="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2010/04/cigna.jpg" alt="Dott. Fabio Cigna" width="128" height="109" /></a><p class="wp-caption-text">Dott. Fabio Cigna</p></div>
<p><strong>Il Fisco ha un’arma non convenzionale in più; imprese e lavoratori autonomi un ulteriore adempimento cui provvedere già dal 2010 .</strong></p>
<p>Siamo in procinto di festeggiare i 150 anni dellʼUnità dʼItalia e subito si sono levati i cori di coloro che vorrebbero avversare tali festeggiamenti, quasi lʼUnità non fosse un motivo di orgoglio per tutto il Popolo Italiano.</p>
<p>Per fortuna, ancora una volta, ci ha pensato il Fisco a metterci tutti dʼaccordo e con le nuove emanazioni in tema di “redditometro” e “spesometro”, è riuscito a sollevare un intenso coro unanime di sdegno, protesta, ma soprattutto di estrema compattezza Nazionale, che ben si addice ad un momento storico così importante. Il Fisco, ancora una volta, incarna tutto ciò che con lʼUnità avremmo voluto cancellare, ovvero pretende di sottrarre ricchezza deliberatamente a chi la produce, per diluirla in un Debito Pubblico che – nel momento in cui scriviamo	–	ammonta	ad	Euro 1.880.257.661.227,00=; ovvero ad un debito procapite di Euro 31.222,00= (fonte del 03/03/2011 ore 9.30 Istituto Bruno Leoni e <a href="http://www.chicago-blog.it" target="_blank">http://www.chicago-blog.it</a>).</p>
<p><span id="more-427"></span></p>
<p>Con le nuove regole in tema di “accertamento sintetico” si trascende da ogni regola di logica e buon senso nel procedere a verifiche e rideterminazioni del reddito, che sicuramente non possono venir meno in uno Stato che deve garantire lʼequità dellʼimposizione fiscale – ad oggi non garantita &#8211; ma che altrettanto sicuramente, in tal modo, non la garantisce, sbilanciando profondamente lʼattività di verifica verso il popolo delle partita IVA, che diventa, in certi casi, azione “persecutoria” nei confronti dei lavoratori autonomi, ed in primis dei professionisti.</p>
<p>Veniamo quindi ad analizzare i tratti salienti di queste novità introdotte dal Dl 78/2010 che ci dovranno trovare informati e preparati per conoscere, a priori, lʼeffetto che semplici spese fatte allʼinterno del nostro nucleo famigliare, possano sortire nel caso in cui fossimo sottoposti ad un accertamento sintetico ed alla conseguente rideterminazione del reddito dichiarato.</p>
<p>Il Redditometro è uno strumento, basato su algoritmi matematici, utilizzato dal Fisco per rideterminare, in maniera automatica, il reddito imputabile ad un singolo contribuente. Il meccanismo su cui si basa il redditometro è di tipo proporzionale, ovvero, individuate una serie di spese indicatrici di reddito, – e non piu la disponibilità di un bene come avveniva in precedenza &#8211; il sostenimento delle medesime, allʼinterno del singolo anno, genera, per effetto di coefficienti e/o moltiplicatori, la rideterminazione di una nuova base imponibile presunta che, nel caso superi quella dichiarata, sortisce la richiesta automatica da parte del Fisco.</p>
<p>Pertanto, con la manovra 2010, cambiano le regole con cui ci misuravamo in tema di redditometro e diventano fondamentali le regole dellʼaccertamento sintetico “puro”, ovvero quelle che basano la rideterminazione del red- dito da parte del Fisco sulle spese effettuate dal contribuente allʼinterno del singolo anno, pur tenendo conto del nucleo famigliare e dellʼarea geografica di appartenenza.</p>
<p>Il contribuente da parte sua, una volta ricevuta la contestazione da parte del Fisco, che rivendica una rideterminazione del reddito imponibile, sulla base del riscontro delle spese effettuate, potrà/dovrà opporre la prova contraria dimostrando che la spesa sostenuta/contestata è stata effettuata:</p>
<ul>
<li>tramite lʼutilizzo di redditi accumulati dagli anni precedenti, ovvero tramite il “risparmio” &#8211; l’Italia è un paese di risparmiatori, ancora per quanto? ;</li>
<li>tramite la disponibilità di redditi esenti, come ad esempio: alcuni tipi di pensioni, indennità e borse di studio;</li>
<li>tramite altri redditi già assoggettati allʼimposta, magari anche non in capo al contribuente che ha sostenuto la spesa, quali ad esempio i redditi di altri membri appartenenti al nucleo famigliare;</li>
<li>tramite somme derivanti da fatti legittimamente esclusi dalla base imponibile che in taluni casi possono essere i più difficili da dimostrare e, come tali, ingenerare sospetti da parte del Fisco; come ad esempio le somme di denaro che un genitore “regala” al figlio che intende comprare un immobile per stabilirci la propria dimora o farne la sede del proprio studio professionale.</li>
</ul>
<p>Oltre al restyling del redditometro, il Dl 78/2010 si è spinto oltre, introducendo “un’arma non convenzionale”: lo Spesometro; ovvero un Grande Fratello delle spese degli Italiani. Questo nuovo adempimento, inizialmente pubblicizzato come una versione light del “vecchio” elenco clienti-fornitori, volto a prevenire frodi in tema di IVA, cela &#8211; neanche troppo bene &#8211; la precisa richiesta di informazioni circa ogni genere di spesa effettuata dal qualunque contribuente – imprese, lavoratori autonomi e privati &#8211; al superare di una certa soglia.</p>
<p>Il Provvedimento del 22/12/2010 del Direttore dellʼAgenzia delle Entrate dà attuazione – dettandone modalità tecniche, procedure e termini – allʼobbligo introdotto dallʼart. 21 del Dl 78/2010, convertito con modificazioni dalla Legge 122/2010.</p>
<p>Lʼobbligo di effettuare tale comunicazione telematica riguarda tutti i soggetti passivi IVA che realizzino delle operazioni, ritenute rilevanti per importo, secondo determinate regole. Oggetto della comunicazione sono le singole cessioni di beni e prestazioni di servizi, rese o ricevute, per le quali i corrispettivi dovuti, secondo le condizioni contrattuali, siano di importo pari o superiore ad Euro 3.000,00=, al netto dellʼIVA.</p>
<p>Per il solo anno 2010, tale importo soglia è elevato ad Euro 25.000,00=, al netto dellʼIVA. In fase di prima applicazione della norma, ovvero per le operazioni effettuate prima del 30/04/2011, sono escluse dallʼobbligo di comunicazione le operazioni rilevanti ai fini IVA, per le quali non ri- corre lʼobbligo di emissione della fattura, come ad esempio quelle certificate da ricevuta o scontrino fiscale.</p>
<p>Pertanto, a decorrere del 01/05/2011, la comunicazione risulta obbligatoria: per tutte le operazioni rilevanti ai fini IVA, di importo pari o superiore ad Euro 3.000,00=, al netto dellʼIVA, se ricorre lʼobbligo dellʼemissione della fattura; mentre di importo pari o superiore ad Euro 3.600,00=, al lordo dellʼIVA, se non ricorre lʼobbligo del- lʼemissione della fattura (ricevute o scontrini fiscali).</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/03/Schermata-2011-03-16-a-11.00.39.png"><img class="size-full wp-image-428 aligncenter" src="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/03/Schermata-2011-03-16-a-11.00.39.png" alt="" width="555" height="90" /></a></p>
<p>Per i contratti da cui derivino corrispettivi periodici, quali ad esem- pio: una locazione, un appalto o una fornitura continuativa di servizi; lʼobbligo comunicativo sussiste nel caso in cui la sommatoria dei corrispettivi dovuti in un anno solare, superi le soglie indicate nella tabella di cui sopra.</p>
<p>In particolare, per i professionisti, si ricorda che sono oggetto di comunicazione esclusivamente gli importi addebitati a titolo di compenso; pertanto non concorrono al calcolo della soglia minima: eventuali addebiti a titolo di rimborso spese anticipate in nome e per conto del cliente; il contributo integrativo addebitato in fattura; lʼIVA sulla prestazione.</p>
<p>Nella comunicazione, da inviarsi secondo i termini indicati dal Provvedimento, vanno indicati, per ciascuna cessione o prestazione, le informazioni indicate nella seguente tabella.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/03/Schermata-2011-03-16-a-11.02.10.png"><img class="size-full wp-image-432 aligncenter" src="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/03/Schermata-2011-03-16-a-11.02.10.png" alt="" width="539" height="121" /></a></p>
<p>Pertanto il fine dello Spesometro è presto spiegato: il Fisco, ottenendo senza spesa alcuna, tale flusso di informazioni, non dovrà far altro che: eseguire una sommatoria di tutte le spese effettuate dal singolo contribuente in un anno; confrontarle con il reddito dichiarato dal contribuente nel medesimo anno; ed in caso in cui le spese complessive sostenute dal contribuente fossero maggiori del reddito dichiarato, sarà autorizzato a procedere alla rideterminazione automatica della nuova base imponibile, con la conse- guenza di richiedere al contribuente il versamento di maggiori somme di denaro ai fini fiscali.</p>
<p>Sarà poi compito del contribuente dover affrettarsi a opporre spiegazioni che giustifichino adeguatamente una richiesta generata da un computer, quasi fosse lʼestrazione dei numeri del Lotto. Forse il Fisco ha mal interpretato il sistema del “Gratta e vinci” che peraltro, in proporzione, rende più di ogni lotta allʼevasione e raccoglie somme che fanno invidia ad una Legge Finanziaria.</p>
<p>Il sistema, come ben si comprende, è a dir poco aberrante, specie nel basso contenuto morale e vessatorio con cui è stato concepito: lʼimprenditore, il professionista o il commerciante che offrono una prestazione ai propri clienti saranno al tempo stesso i delatori dei clienti medesimi e contribuiranno a “denunciare”, spesso infondatamente, una ipotetica causa di accertamento sintetico.</p>
<p>Un esempio pratico può aiutarci a capire meglio la portata della norma. Secondo lʼOsservatorio della Cassa Nazionale Previdenziale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, nellʼanno 2009, il reddito medio dichiarato dai giovani iscritti con meno di 30 anni è stato pari ad Euro 15.000,00=; mentre quello dichiarato nella fascia di età compresa tra i 30 ed i 39 anni è pari ad Euro 31.000,00= che, al netto delle imposte, equivalgono ad un stipendio mensile di lavoro dipendente di circa Euro 1.500,00=, per un lavoratore che im- pieghi, senza eccessive responsabilità, non più di 40 ore settimanali.</p>
<p>Dati questi presupposti, ipotizzando nellʼanno il sostenimento di spese straordinarie per: la nascita di un figlio; lʼacquisto di una autovettura, lʼacquisto di una abitazione o di uno studio professionale; se non, in casi peggiori, la cura di una grave malattia, dovremo prepararci ad essere considerati dei probabili evasori e doverci giustificare con il Fisco “&#8230;di aver utilizzato i soldi della nonna per esserci comprati l’auto”.</p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>Fabio Cigna </strong></em></p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>info@studiocigna.com</strong></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>LUCI D’ARTISTA CHE ILLUMINANO TORINO</title>
		<link>http://www.pimagazine.it/ingegneria-e-cultura/03/21/luci-d%e2%80%99artista-che-illuminano-torino/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2011 08:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PI Magazine Staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ingegneria e Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Luci d'artista]]></category>

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		<description><![CDATA[PROGETTO LUCI DʼARTISTA COMMITTENTE: Città di Torino
TAPPETO VOLANTE: Artista Daniel Buren
 PICCOLI SPIRITI BLU: Artista Rebecca Horn
 LʼENERGIA CHE UNISCE SI ESPANDE NEL BLU: Artista Marco Gastini
 PROGETTO DI REALIZZAZIONE ED INSTALLAZIONE: ing. Silvano Cova, Torino
 PROGETTO E DIREZIONE LAVORI STRUTTURALI: ing. Franco Galvagno, Rivoli(To)
 IMPRESA ESECUTRICE:
strutture e meccanica: Gianfranco Re, Torino &#8211; impianto elettrico: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>PROGETTO LUCI DʼARTISTA COMMITTENTE</strong>: Città di Torino<br />
<strong><em>TAPPETO VOLANTE:</em></strong> Artista Daniel Buren<br />
<strong><em> PICCOLI SPIRITI BLU:</em> </strong>Artista Rebecca Horn<br />
<strong><em> LʼENERGIA CHE UNISCE SI ESPANDE NEL BLU:</em></strong> Artista Marco Gastini<br />
<strong><em> PROGETTO DI REALIZZAZIONE ED INSTALLAZIONE</em></strong>: ing. Silvano Cova, Torino<br />
<strong><em> PROGETTO E DIREZIONE LAVORI STRUTTURALI</em></strong>: ing. Franco Galvagno, Rivoli(To)<br />
<strong><em> IMPRESA ESECUTRICE</em></strong>:<br />
<em>strutture e meccanica</em>: Gianfranco Re, Torino &#8211; <em>impianto elettrico</em>: CIEM, Orbassano (To)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong></p>
<div id="attachment_173" class="wp-caption alignleft" style="width: 138px"><a href="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2010/04/Galvagno.jpg"><img class="size-full wp-image-173" title="Ing. Franco Galvagno" src="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2010/04/Galvagno.jpg" alt="Ing. Franco Galvagno" width="128" height="109" /></a><p class="wp-caption-text">Ing. Franco Galvagno</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong>TAPPETO VOLANTE</strong></p>
<p>Lʼopera consiste nella realizzazione di un piano luminoso sospeso, formato da corpi illuminanti costituiti da cubi di Lexan di dimensioni 17cm x 17cm x 17cm, vincolati ad una serie di canaline metalliche 30&#215;45 in cui sono collocati i cavi dʼalimentazione, sospese a tesate di funi, ancorate alle strutture murarie dei fabbricati che delimitano lʼantica Piazza delle Erbe, antistante il Municipio.</p>
<p>Il progetto di per sé è abbastanza semplice, trattandosi di sospendere piccoli corpi illuminanti a tesate di cavi. Sono tuttavia sorte difficoltà non appena visti i luoghi. Il Committente e lʼartista richiedevano che lʼopera apparisse come un gigantesco vero tappeto, senza pali di sostegno, come invece ere accaduto per installazioni precedenti.</p>
<p><span id="more-420"></span></p>
<div id="attachment_421" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-421" title="Torino - Piazzetta della Visitazione" src="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/03/Schermata-2011-03-16-a-10.46.34-300x204.png" alt="Torino - Piazzetta della Visitazione" width="300" height="204" /><p class="wp-caption-text">Torino - Piazzetta della Visitazione</p></div>
<p>Lʼunica soluzione possibile consisteva nellʼancorare tesate di cavi alle facciate dei fabbricati che si affacciano sulla piazza. Si trattava a questo punto di ottenere lʼautorizzazione a perforare le facciate in corrispondenza di ogni tesata, ma, sia le proprietà degli alloggi, sia la Sovrintendenza ai Beni Architettonici ed Ambientali si opponevano alla realizzazione di un così gran numero di fori.</p>
<p>Eʼ stata quindi approvata una soluzione intermedia che prevedeva lʼapplicazione su tutta la facciata di un ancoraggio costituito da elementi tubolari in acciaio vincolati alla muratura solo alle estremità. Naturalmente ci sarebbe stata una concentrazione di sforzi in alcuni punti per cui si è ritenuto necessario affidare lʼancoraggio dei tubolari al muro a due grosse barre in tondo dʼacciaio pieno che, attraversando lo stesso fino al paramento interno, potessero esercitare il loro contrasto sullʼintera muratura tramite piastre in acciaio in battuta sul paramento stesso.</p>
<p>Allʼatto dellʼesecuzione delle perforazioni si veniva a conoscenza del fatto che la muratura era di tipo a sacco. Tuttavia, poiché lo spessore dei due paramentiera di 25 cm, e non di 12cm, come nella maggior parte dei casi, si è potuto proseguire con i lavori.</p>
<p>Una volta fissate le tesate ai tubolari, conferendo alle funi la configurazione prevista in progetto, sono iniziate le operazioni di pendinatura delle canaline che si sono rivelate assai complesse, dato il loro numero elevato e la loro notevole lunghezza. Eʼ stato necessario ripetere lʼoperazione più volte al fine di riuscire ad ottenerne la complanarità. Infine sono stati posti in opera elementi di controventatura per il contenimento delle deformazioni dellʼintero piano sospeso sotto lʼazione del vento.</p>
<p><strong>PICCOLI SPIRITI BLU</strong></p>
<div id="attachment_422" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-422" title="Torino - Monte dei Cappuccini" src="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/03/Schermata-2011-03-16-a-10.48.54-300x234.png" alt="Torino - Monte dei Cappuccini" width="300" height="234" /><p class="wp-caption-text">Torino - Monte dei Cappuccini</p></div>
<p>Lʼopera consiste nella realizzazione di una vera e propria rete spaziale di funi di acciaio, con maglie irregolari, alla quale sono appesi corpi illuminanti configurati a cerchi di varie misure. La rete consiste di alcune tesate principali, vincolate in parte ai fabbricati esistenti, la parte superiore del tamburo della Chiesa dei Cappuccini, e la torretta del Museo della Montagna, in parte a pali in acciaio, e da tesate secondarie vincolate alle principali ed al tamburo della chiesa. I pali sono inseriti in basamenti di c.l.s. armati, di dimensioni e forma tale da poter essere rimossi al termine della durata della manifestazione, come richiesto dal Committente. Poiché, per questo motivo, i basamenti non erano sufficienti a garantire lʼequilibrio dei pali sotto lʼazione delle tesate principali, sono state applicate opportune funi in sommità ai pali stessi, rimandate, tramite puntoni in acciaio, ad una trave anulare in c.a. esistente, posta a circa metà altezza della collinetta su cui sorge la chiesa, sostenuta da una berlinese di micropali. Lʼancoraggio al tamburo della chiesa è stato assicurato da una cintura tessile costruita appositamente in base alle forze che la sollecitano, al fine di non applicare carichi puntuali sulla muratura storica. Su questa cintura tessile sono state inoltre ricondotte le funi secondarie che con le principali formano una vera e propria ragnatela. Lʼopera è stata completata da una serie di fari, parte dei quali sistemati sugli stessi pali che sorreggono le funi principali.</p>
<p><strong> L’ENERGIA CHE UNISCE SI ESPANDE NEL BLU</strong></p>
<div id="attachment_423" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/03/Schermata-2011-03-16-a-10.49.43.png"><img class="size-medium wp-image-423" title="Torino - Galleria San Federico" src="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/03/Schermata-2011-03-16-a-10.49.43-300x207.png" alt="Torino - Galleria San Federico" width="300" height="207" /></a><p class="wp-caption-text">Torino - Galleria San Federico</p></div>
<p>Questʼopera è stata collocata in Galleria San Federico e ne costituisce il controsoffitto. Dal punto di vista strutturale lʼopera è assai semplice.<br />
Si tratta di una serie di pannelli metallici su ciascuno dei quali è stata applicata una parte dellʼopera ideata dallʼartista. La collocazione di tutti questi pannelli uno accanto allʼaltro, a costituire una sorte di controsoffitto luminoso della galleria, permette la vista dellʼopera dʼarte nel suo complesso.<br />
I telai dei pannelli sono realizzati con una cornice in acciaio a sezione tubolare e traverse ortogonali. Ogni telaio è sostenuto da due travi metalliche costituite da elementi scatolati, ognuna delle quali è sostenuta da due funi tessili che lo sollevano in quota. Il sollevamento è avvenuto tramite lʼuso di semplici TIRFORT manuali, quindi le travi sono state ancorate alla struttura metallica della copertura esistente. Lʼintervento più interessante è consistito nellʼallestimento del cantiere. Lʼapprestamento dei telai è avvenuto su un ponte mobile a struttura dʼalluminio, costruito appositamente per contenere i carichi sulla sottostante struttura di sostegno del pavimento della galleria. Il ponte è stato collocato su binari in modo da poterlo spostare di volta in volta in funzione della collocazione del telaio da sollevare, tenendo inoltre conto del passaggio del pubblico e dellʼattività commerciali che non potevano essere interrotte. Naturalmente la concomitanza di queste varie attività ha comportato la necessità di affrontare notevoli problemi di sicurezza, tutti brillantemente risolti.<br />
Secondo un primo programma, i lavori si sarebbero dovuti svolgere nelle ore notturne, con le attività commerciali interrotte, ma ben presto questa procedura si è dimostrata non percorribile per la coesistenza di abitazioni con affaccio sulla galleria. La cronologia giornaliera dei lavori è stata la seguente:</p>
<ol>
<li>prima dellʼapertura delle attività commerciali, sollevamento del telaio approntato la sera del giorno precedente;</li>
<li>spostamento del ponte mobile ed allestimento del telaio successivo, in mattinata;</li>
<li>interruzione dei lavori;</li>
<li>alla chiusura delle attività commerciali, sollevamento del telaio;</li>
<li>spostamento del ponte mobile ed allestimento del telaio successivo;</li>
<li>chiusura della giornata lavorativa.</li>
</ol>
<p><strong>Franco Galvagno</strong><br />
Fotografie: archivio studio associato ing. F.Galvagno arch. D.Leoncedis</p>
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		</item>
		<item>
		<title>L’impresa artigiana, un laboratorio d’innovazione</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Mar 2011 08:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PI Magazine Staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Dino De Santis]]></category>
		<category><![CDATA[Presidente Confartigianato Torino]]></category>

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		<description><![CDATA[DINO DE SANTIS, PRESIDENTE DI CONFARTIGIANATO TORINO, AFFRONTA I TEMI CALDI DI UN COMPARTO CHE CONTINUA AD ESSERE FONDAMENTALE: IL RAPPORTO CON UN’INNOVAZIONE A MISURA D’ARTIGIANO, LA FORMAZIONE, IL RAPPORTO CON LE BANCHE, IL PESO DELLA BUROCRAZIA E IL RILANCIO DEI LAVORI PUBBLICI
Come lei sa il nostro giornale si rivolge principalmente ad un pubblico di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_415" class="wp-caption alignleft" style="width: 320px"><img class="size-full wp-image-415" title="Dino De Santis Presidente Confartigianato" src="http://www.pimagazine.it/wp-content/uploads/2011/03/Schermata-2011-03-16-a-10.32.25.png" alt="Dino De Santis Presidente Confartigianato" width="310" height="221" /><p class="wp-caption-text">Dino De Santis Presidente Confartigianato</p></div>
<p>DINO DE SANTIS, PRESIDENTE DI CONFARTIGIANATO TORINO, AFFRONTA I TEMI CALDI DI UN COMPARTO CHE CONTINUA AD ESSERE FONDAMENTALE: IL RAPPORTO CON UN’INNOVAZIONE A MISURA D’ARTIGIANO, LA FORMAZIONE, IL RAPPORTO CON LE BANCHE, IL PESO DELLA BUROCRAZIA E IL RILANCIO DEI LAVORI PUBBLICI</p>
<p><strong>Come lei sa il nostro giornale si rivolge principalmente ad un pubblico di professionisti e ci farebbe piacere conoscere il suo (vostro) punto di vista quali imprenditori/artigiani sul ruolo delle professioni nell’ambito delle aziende che rappresentate. In particolare per quanto riguarda la sfida all’innovazione.</strong></p>
<p>Il ruolo dei professionisti è generalmente importante. Nello specifico dell’innovazione lo è ancora di più, poiché per le aziende artigiane l’innovazione non passa attraverso canali istituzionali e formalizzati, come università e centri di ricerca, bensì attraverso agenti, consulenti, partecipazione a fiere etc&#8230;.</p>
<p><span id="more-414"></span></p>
<p>In questo caso agenti e consulenti sono i “tecnici” esterni all’impresa che operano come “trasferitori di conoscenza e di innovazione tecnologica”. In questo senso mi pare, comunque, doverosa una raccomandazione: che l’approccio alle imprese artigiane e in genere alle pmi non venga solo mutuato, spesso fotocopiato, dagli schemi manualistici della grande impresa, ma venga pensato e adattato alle esigenze specifiche delle nostre imprese.</p>
<p><strong>Quali sono secondo lei in questo momento di crisi settori che maggiormente necessitano di supporti formativi per sostenere il mercato? E in quali discipline?</strong></p>
<p>A mio parere la formazione serve trasversalmente in tutti i settori, tuttavia se devo indicare delle priorità penso che oggi la sfida si giochi sulla filiera dell’edilizia impiantistica, con l’affermarsi della green economy e quindi delle tecnologie verdi e del risparmio energetico. In questo campo si aprono interessanti prospettive per la riqualificazione di un intero comparto che rappresenta circa il 50% delle imprese artigiane. In ogni modo la formazione va bene anche per chi opera nel campo dei servizi alla persona o alle imprese, oppure per le industrie della filiera meccanica. Ogni impresa che vuole fare qualità, e non c’è spazio per altre scelte, ha bisogno di formare i propri collaboratori.</p>
<p><strong>La CONFARTIGIANATO TORINO si sta muovendo, a nostro avviso, molto bene sia nei settori della comunicazione, sia nei servizi ai soci avete. Avete in progetto anche qualche iniziativa per favorire l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro?</strong></p>
<p>La questione dei giovani nel mondo del lavoro è un grande problema. I dati ci dicono che circa il 29% dei giovani fino a 29 anni è disoccupato. Nello stesso tempo noi abbiamo imprese artigiane che non trovano figure specialistiche o apprendisti su cui investire. Si tratta quindi di rivalutare da un lato il lavoro manuale, e dall’altro di considerare l’impresa artigiana come laboratorio-scuola di formazione. Ecco questo potrebbe essere un progetto su cui vale la pena investire tempo e risorse. Ci stiamo pensando.</p>
<p><strong>Cosa ne pensa della visione olistica del lavoro e delle professioni che il nostro “Magazine” vuole proporre ai lettori per ridisegnare il futuro prossimo della nostra economia? Un futuro in cui tutto è interconnesso per uno sviluppo armonico e condiviso negli obiettivi.</strong></p>
<p>Premetto che se vogliamo essere capiti dagli artigiani e non solo, dovremmo imparare a usare termini meno ostici. La definizione di visione olistica ad esempio richiede qualche sforzo a persone che sono abituate a misurarsi con problemi quotidiani. Tuttavia ritengo che si vada verso una multidisciplinarietà della conoscenza, concetto applicabile a qualsivoglia ambito lavorativo. Allo stesso modo occorre però non perdere di vista lo spirito analitico della professione o del mestiere, caratteristica necessaria perché si possa continuare ad esaltare la singola competenza e le professionalità presenti nelle nostre aziende.</p>
<p><strong>La CONFARTIGIANATO TORINO svolge molti importanti servizi per i vostri associati. Tra questi esistono canali privilegiati per rapporti di collaborazione con i vari Ordini e Associazioni del territorio?</strong></p>
<p>La nostra associazione ha sempre collaborato con gli Ordini e le Associazioni professionali; abbiamo intensificato il rapporto ultimamente, ritenendolo un aspetto fondamentale, attraverso la proposizione di iniziative formative che ci hanno visto avvalersi di stimati professionisti del settore per l’attivazione di eventi, convegni e seminari. Il successo ottenuto a Restructura è un esempio evidente di collaborazione riuscita. Vogliamo dare ai nostri associati importanti strumenti conoscitivi utilizzabili nello svolgimento dell’attività lavorativa quotidiana. Ricordo inoltre che i servizi tecnici che forniamo (ambiente, sicurezza, energia, ecc) sono di alta qualità ed erogati da professionisti di livello.</p>
<p><strong>Se Lei volesse fare una graduatoria dei problemi da risolvere in questo particolare momento per le aziende associate nella provincia di Torino, quali temi affronterebbe con priorità?</strong></p>
<p>Il primo problema è rilanciare la domanda di mercato. In questo caso il rilancio dei lavori pubblici potrebbe essere un utile volano. Poi il credito: banche e imprese sono ancora lontane, devono migliorare la loro capacità di reciproca comprensione e le banche devono riavvicinarsi ai bisogni concreti delle aziende. Quindi la Formazione: c’è bisogno di figure che continuino i mestieri artigiani. Infine non perché meno importante, ma perché se ne parla spesso, il peso asfissiante della burocrazia.</p>
<p><strong>Sappiamo tutti che nei momenti di crisi, se da una parte si soffre, dall’altra si possono aprire delle nuove opportunità. Lei cosa ne pensa in proposito? Se parliamo di opportunità ritiene che i professionisti possano rappresentare un aiuto per la CONFARTIGIANATO ? </strong></p>
<p>Sicuramente in virtù di quello che sostenevo prima i professionisti sono una risorsa indispensabile per le nostre molteplici attività; l’artigiano ha assunto una figura più completa negli ultimi anni e non può prescindere dall’avvalersi di un esperto che lo aiuti a crescere dal punto di vista produttivo e che lo aiuti a districarsi nel mondo della normativa tecnica e burocratica. Il professionista non deve fare solo “il moderno azzeccagarbugli” di manzoniana memoria, bensì deve calarsi nei problemi reali dell’impresa artigiana e affiancarla nei difficili momenti che questa sta attraversando e dovrà attraversare. L’impresa artigiana non è solo un cliente ma un partner con cui crescere.</p>
<p><strong>Nel ringraziarla per la sua disponibilità le vorremmo porgere un’ultima domanda, forse un po’ “birichina”. Quale è il suo sogno nel cassetto per CONFARTIGIANATO TORINO ? In pratica al termine del suo mandato, quali innovazioni vorrebbe veder realizzate?</strong></p>
<p>Il sogno per la mia organizzazione è di riportarla alla visibilità e autorevolezza dei tempi migliori. La Confartigianato di Torino deve essere all’altezza del contesto in cui opera e per far questo ci vuole un grande sforzo e impegno di tutte le sue componenti : tecniche e politiche. Vogliamo affiancare le nostre imprese con servizi ma anche con capacità di rappresentanza politica e questa è una grande sfida. Vogliamo dimostrare che l’impresa artigiana non è un “incidente di percorso” ma è una grande risorsa, come lo è sempre stata, per il nostro Paese. Quindi le innovazioni che vorrei realizzate sono di tipo organizzativo, qualitativo, e motivazionale: senza il coinvolgimento convinto dei nostri collaboratori, nulla di tutto questo sarà possibile.</p>
<p>M.G</p>
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